Borsite significa infiammazione della borsa sierosa, cioè una piccola struttura chiusa con all'interno del liquido sinoviale.
Questa borsa serve per favorire lo scorrimento di tendini e legamenti.
Se la borsa si infiamma, cresce la produzione di liquido sinoviale, quindi aumenta il volume fino a formare una bolla visibile a occhio nudo.
In certi casi si lesionano alcuni vasi sanguigni presenti all'interno della borsa e riversano del sangue all'interno che si accumula formando un ematoma, questo è il caso della borsite emorragica.
La borsa del ginocchio è tra quelle che più facilmente va incontro ad infiammazione, insieme a quella della spalla, del gomito e dell'anca.
La borsite infiammatoria è provocata da un infiammazione ed è la più frequente, questa può essere:
da sovraccarico se è provocata da attività ripetitive non fisiologiche;
Il paziente lamenta delle fitte molto intense, come delle stilettate.
I segni sono gonfiore causato dall'aumento del liquido sinoviale, se l'infiammazione è accompagnata da infezione il ginocchio sarà rosso e caldo.
La tumefazione può essere molto voluminosa e sembrare una palla davanti al ginocchio.
Una borsite emorragica sarà caratterizzata da un ematoma ben visibile.
Se si preme sulla borsa o si eseguono movimenti di flessione ed estensione del ginocchio si esacerbano i sintomi.
La borsite settica provoca anche la febbre, generalmente è presente una ferita da cui è partita l'infezione.
Cause della borsite del ginocchio?
La borsite del ginocchio può essere provocata da una pressione continua, da un trauma diretto o microtraumi ripetuti o dalla ripetizione prolungata di alcuni gesti e movimenti.
Le persone che stanno inginocchiate tutto il giorno, per esempio i posatori e certi falegnami possono sviluppare una borsite.
Gli atleti che giocano a rugby, calcio, football o arti marziali rischiano di avere questo disturbo, anche i pallavolisti possono esserne interessati perché cadono spesso sul ginocchio.
L'infiammazione della borsa della zampa d'oca o del semimembranoso è provocata da sovraccarico funzionale.
Tra i fattori che possono predisporre alla borsite sono le malattie autoimmuni come l'artrite reumatoide e la gotta.
Quali sono gli esami strumentali utili per la diagnosi di borsite del ginocchio?
Generalmente l'esame clinico, l'osservazione dell'area dolente, la palpazione e l'anamnesi sono sufficienti al medico per arrivare alla diagnosi di borsite al ginocchio.
Se il dottore ritiene utile approfondire per assicurarsi che non ci siano fratture, può prescrivere una radiografia per accertarsi che non ci siano fratture o altri disturbi di tipo osseo.
La conferma della borsite arriva da un ecografia muscolo-scheletrica che riesce mostra i tessuti molli: muscoli, tendini, legamenti, borse, ecc.
Il medico può prescrivere anche gli esami di laboratorio e può far analizzare il liquido interno della borsa.
Come si arriva alla diagnosi di borsite del ginocchio?
Il medico eseguirà la palpazione sulla zona infiammata, controllerà l'anamnesi, farà i test muscolari e verificherà la presenza dei segni caratteristici della patologia.
Se lo ritiene utile prescriverà degli esami strumentali (ecografia, radiografia) e degli esami di laboratorio (esami del sangue, analisi del liquido della borsa).
La diagnosi differenziale si fa tenendo presente che il paziente potrebbe avere una frattura ossea oppure una contusione con ematoma, ma in quest'ultimo caso i sintomi sono diversi perché non c'è una riduzione dell'ampiezza del movimento.
Il medico di base può indirizzare il paziente ad un ortopedico che faccia la diagnosi e imposti la terapia.
Qual'é la terapia per la borsite del ginocchio?
La terapia varia in base al tipo di borsite di cui soffre il soggetto.
In ogni caso, appena si presenta la patologia bisogna applicare la crioterapia o ghiaccio per evitare l'aggravamento dell'infiammazione.
Il ghiaccio si tiene per 20 minuti, tre volte al giorno, non serve tenerlo di più.
Se la borsite è emorragica, traumatica o infiammatoria da sovraccarico si tratta allo stesso modo, quindi con riposo, crioterapia, protezione della zona con ginocchiera per evitare ulteriori traumi.
Se le terapie non fossero sufficienti l'unica possibilità è chirurgica di pulizia ed eventualmente di rimozione della borsa.
L'intervento consiste in un incisione sulla pelle sopra alla borsa e nell'asportazione totale della borsa.
L'operazione si esegue in anestesia locale, non si fa in day hospital, il paziente viene ricoverato per una notte.
In caso di borsite settica il medico può prescrivere gli antibiotici.
Per qualunque dubbio chiedere al dottor. Defilippo qui nel forum.
Come si previene la recidiva in caso di borsite del ginocchio?
La prevenzione si attua cercando di evitare le situazioni che possono provocare la borsite, quindi le posizioni inginocchiate se proprio si devono mantenere, è meglio appoggiarsi su una superficie morbida come un cuscino.
Lo sport e le attività lavorative che prevedono un movimento ripetitivo per lungo tempo è meglio ridurle al minimo possibile.
La borsite calcaneare è una patologia infiammatoria che colpisce le borse sierose relative al tallone: la borsa retrocalcaneare e la borsa sottocutanea.
Questo contenitore pieno di liquido serve per diminuire l'attrito tra i tendini e le ossa oltre a distribuire in maniera omogenea il carico sull'articolazione.
La borsa retrocalcaneare si trova nella parte dietro al tallone, tra questo e il tendine d'achille.
La borsite calcaneare consiste nell'infiammazione di una borsa sierosa che si gonfia di liquido e aumenta di volume.
Il tallone è un osso fondamentale nella dinamica del cammino dato che è il primo ad appoggiare a terra e a tramettere il peso del corpo sul terreno.
Le borsiti possono essere:
·fisiche, se sono causate dal sovraccarico o dall'eccessivo sfregamento delle strutture circostanti;
·chimiche, se sono provocate da alcune sostanze derivate da processi infiammatori e degenerativi dei tendini;
·settiche, se sono causate da batteri come lo stafilococco;
·emorragiche, se accadono in seguito a traumi che riempiono di sangue la borsa.
Quali sono le cause dalla borsite calcaneare?
Le cause principali della borsite sono i traumi, in particolare nel caso della borsa retrocalcaneare si vedono parecchi sportivi che hanno subito delle distorsioni della caviglia o contusioni.
Gli atleti che corrono molto: calciatori, runner, podisti, giocatori di volley o pallavolo, basket, rugby ecc. possono sviluppare questo disturbo a causa del continuo sfregmento dei tendini provocato dal movimento della caviglia.
Lo sport su terreni duri può obbligare il tallone a lavorare male per assorbire gli urti durante la corsa e i cambi di direzione.
Il cambio di calzature può causare un sovraccarico del tendine d'achille, soprattutto se si passa da scarpe con tacco alto che tengono il tendine accorciato e rilassato a scarpe da ginnastica o senza tacco che mettono in stiramento il tendine d'achille.
Anche una scarpa troppo larga o slacciata come usano spesso i giovani può causare uno strofinamento sulla zona posteriore del tallone che contribuisce a infiammare la borsa.
Gli sportivi della domenica sono altri soggetti che possono sviluppare una borsite calcaneare perché provocano delle sollecitazioni ad un tendine che non è abitutato.
Anche le patologie reumatiche possono causare una borsite calcaneare, in particolare
Chi è affetto da borsite calcaneare avverte dolore durante il cammino, durante i movimenti della caviglia anche senza carico e alla pressione sull'infiammazione, nei casi più gravi può essere insopportabile.
Il fastidio è localizzato nella regione posteriore e superiore del tallone e si presenta alla pressione, durante il cammino e la corsa.
Nel caso di borsite post-traumatica è possibile avvertire dolore nei movimenti senza carico, per esempio da sdraiato.
Lo stiramento del polpaccio causa un allungamento del tendine d'achille, quindi può provocare fitte nei pazienti con borsite calcaneare.
Come si arriva alla diagnosi?
Per la diagnosi di borsite calcaneare si fa un ecografia al tallone, l'ecografista vede l'ispessimento della borsa che si trova dietro al calcagno.
Il medico cercherà i segni e i sintomi tipici del disturbo e con l'anamnesi stabilirà se il fastidio è causato dalla borsa oppure da altre patologie del piede. Per qualunque domanda chiedere al Dott. Defilippo nel forum.
Cosa fare? Qual'è la terapia più adatta?
La borsite calcaneare infiammatoria dev'essere trattata sotto tutti gli aspetti, è necessaria prevenzione di recidive, la risoluzione dell'infiammazione e la rimozione della causa del disturbo.
Uno sportivo che sovraccarica il tallone e il tendine d'Achille dovrà mettersi a riposo per un breve periodo, poi avrà bisogno di correggere la calzatura, il terreno di gioco odi inserire un plantare nella scarpa per rendere omogeneo l'appoggio del piede.
Se questo non fosse sufficiente il medico deciderà se iniziare una terapia antinfiammatoria a base di farmaci e infiltrazioni o la fisioterapia.
Se il disturbo è post-traumatico ci si concentrerà sull'infiammazione e sulla modificazione anatomica che hanno subito le ossa del piede, infatti un trauma può spostare il tallone rispetto all'astralago o alla tibia e al perone.
Questo slivellamenti minimo, millimetrico cambiare lo scorrimento delle ossa tra loro e mantenere l'infiammazione.
Se la borsite persiste per diversi giorni è opportuno andare dal medico di base o dallo specialista (fisiatra oppure ortopedico) che deciderà se prescrivere antinfiammatori o terapie fisiche (ad esempio la Tecar® o la magnetoterapia) e manuali.
Una borsite provocata dal cambio di calzatura dovrà essere curata tornando alla vecchia scarpa o semplicemente inserendo un plantare che abitua il piede ad appoggiare correttamente a terra.
Se la causa della borsite è una patologia reumatologica come la gotta, il medico che se ne occupa è il reumatologo che consiglierà una terapia farmacologica.
L'artrosi alle mani è un disturbo che compare con l'età e colpisce le articolazioni tra metacarpo e le falangi, tra falange e falangina o tra l'osso trapezio e il primo metacarpo, in questo caso si dice rizoartrosi.
L'articolazione è formata dalle ossa e da altre strutture che si trovano tra esse o intorno a queste.
La cartilagine è una sostanza liscia e morbida che serve per ridurre l'attrito e migliorare lo scorrimento.
Nella giuntura si trova anche una membrana sinoviale, cioè una pellicola intorno alle ossa che contiene liquido lubrificante e riduce l'attrito mentre le ossa si muovono. Dopo che la cartilagine si consuma e si riduce, si notano delle alterazioni strutturali nell'articolazione, si formano zone di osso più dense e altre più porose, inoltre la membrana sinoviale si infiamma.
L'articolazione tra il metacarpo e la falange è colpita da artrosi soprattutto negli uomini che hanno svolto per tanti anni dei lavori manuali pesanti (muratori, falegnami, ecc.), ma causano meno disturbi e non provocano deformità. A livello estetico e doloroso è peggio l'artrosi delle articolazioni tra le falangi perché possono deviare e sviluppare dei noduli fibrosi, in questo caso sono più colpite le femmine.
La rizoartrosi (l'artrosi tra l'osso trapezio e il primo metacarpo) si forma soprattutto nelle donne ed è più grave in una mano rispetto all'altra. A questo livello l'artrosi può causare più dolore, anche di notte e provoca limitazione funzionale anche grave.
Quali sono le cause dell'artrosi della mano?
L'artrosi è una malattia idiopatica (le cause non sono conosciute) ma tanti fattori possono contribuire a degenerare l'articolazione.
L'artrosi nasce in maniera subdola e si evolve molto lentamente, il paziente inizia a soffrire in fase avanzata quando i segni e i sintomi sono già relativamente gravi.
L'artrosi si presenta soprattutto negli anziani perché è una conseguenza dell'invecchiamento articolare, colpisce soprattutto le donne dopo la menopausa.
I fattori che influenzano la degenerazione della giuntura sono soprattutto: il tipo di lavoro, la genetica, i traumi importanti e le fratture che si curano con l'immobilizzazione prolungata.
Quali sono i sintomi dell'artrosi della mano?
I sintomi dell'artrosi alle mani e alle dita sono: dolore, gli scrosci articolari e la rigidità, inoltre la mano può essere gonfia.
Il problema più frequentemente lamentato dal soggetto con artrosi è il dolore, soprattutto nella prima mezz'ora dal risveglio o dopo essere stato fermo per almeno un ora.
La gravità è peggiore dopo un periodo di immobilità, mentre quando l'articolazione inizia a muoversi il dolore è quasi assente, ma si avverte dopo alcuni sforzi o dopo lavori prolungati.
Nella fase più avanzata si sentono delle fitte anche a riposo e a letto.
I sintomi si esacerbano con l'umidità o prima che piova.
I segni visibili sono il gonfiore provocato dall'infiammazione e i noduli che possono essere:
Noduli di Heberden sulle falangette (falangi distali),
Noduli di Bouchard a livello delle falangi prossimali.
Man mano che avanza l'artrosi, le articolazioni tendono a irrigidirsi e il movimento diventa limitato.
La mano si deforma perché le falangi distali o falangette si deviano lateralmente.
In caso di rizoartrosi, il dolore può diventare molto intenso, rendendo impossibili anche i movimenti più semplici del pollice.
L'artrosi tra osso trapezio e metacarpo può determinare un esostosi perché il primo metacarpo si sposta e la mano diventa simile a un quadrato.
Come si arriva alla diagnosi dell'artrosi della mano?
Il medico valuterà le condizioni del paziente, controllerà la mano per vedere se ci sono deformità o noduli di Heberden, proverà a muovere le dita facendo attenzione ad eventuali rumori.
Se il paziente ha un età superiore ai 50 anni ci sarà un sospetto fondato che abbia l'artrosi nella mano, quindi può prescrivere una radiografia per avere conferma oppure prescriverà direttamente una terapia se non ha dubbi.
L'esame strumentale più adatto per sapere se l'articolazione è degenerata sono i raggi X che evidenziano bene le condizioni dell'osso, la rima articolare, eventuali deformità e osteofiti.
Molti anziani con artrosi interfalangea ed evidente deviazione laterale della falange più distale, non avvertono sintomi o dolore, ma solo un inestetismo.
La diagnosi differenziale si fa con l'artrite reumatoide dato che entrambe provocano dolore e noduli, inoltre le tendiniti e tenosinoviti possono dare gli stessi sintomi, in particolare la sindrome di De quervain può somigliare ad una rizoartrosi. Per maggiori informazioni scrivere un post nel forum del Dr. Defilippo.
Qual'é la terapia per l'artrosi della mano?
L'artrosi è un processo degenerativo dal quale non si torna indietro, quindi l'unica terapia efficace è quella che controlla il dolore e i sintomi oltre a rallentare l'evolversi della patologia.
Se tutte le terapie effettuate non bastassero a risolvere il problema si può optare per l'intervento chirurgico.
In caso di rizoartrosi l'ortopedico può rimuovere completamente l'osso trapezio e ripristinare la capsula e i tendini per creare una nuova articolazione (artroplastica)
Se l'artrosi è localizzata tra le falangi delle dita, è possibile impiantare una protesi che sostituisce l'articolazione.
Meno utilizzata è la tecnica dell'artrodesi, ovvero la fusione della falange intermedia e di quella distale in estensione.
A lungo andare, un ginocchio con la cartilagine fissurata o molto assottigliata porta ad un processo di degenerazione articolare denominato gonartrosi con interessamento di tutte le strutture che la compongono: ossa, menischi, membrana sinoviale, capsula articolare, legamenti e muscoli.
Riguarda prettamente gli anziani perché lo spesso strato di cartilagine tra femore, tibia e rotula necessita di molti anni per usurarsi oltre ai fattori predisonenti che sono gli stessi delle condropatie.
L'artrosi colpisce prevalentemente l'anca (coxartrosi) e il ginocchio, quest'ultimo interessa una donna su quattro e più del 10% dei maschi oltre i 65 anni, spesso insorge in soggetti che lo hanno utilizzato troppo o in modo scorretto.
Si definisce una patologia cronica-degenerativa perché non tende a risolversi positivamente, anzi invecchiando si va verso l'impotenza funzionale e addirittura un blocco articolare.
Con la progressione della gonartrosi, l'osso reagisce con dei tentativi di riparazione e di aumento della superficie articolare, al posto della cartilagine lesionata si formano degli osteofiti cioè becchi di osso, addensamenti ossei vicino al periostio e profondamente a questi hanno origine le cavità geodiche (zone a minor densità ossea).
E' una patologia che risente molto delle condizioni climatiche; un'artrosi in fase asintomatica può ripresentarsi a causa del freddo e dell'umidità.
L'artrosi può essere considerata una malattia professionale in certi casi: per esempio chi utilizza il martello pneumatico (mani, gomito spalle); i camionisti (colonna vertebrale lombare); chi lavora in ufficio al computer (cervicale).
Sintomi e Segni
L'artrosi può avere un grado di evoluzione dal primo al quarto, all'inizio compare dolore solamente durante il carico, con l'evoluzione della patologia può dare dolore anche a riposo seduti o sdraiati.
Spesso il ginocchio s'infiamma e si gonfia per l'eccesso di produzione di liquido sinoviale, questo insieme alla formazione di osteofiti limita il movimento.
Durante la giornata il periodo più doloroso è al mattino prima che l'articolazione si scaldi, durante la giornata tende a diminuire, ma si riacutizza dopo uno sforzo.
Generalmente nei soggetti sintomatici la deambulazione diventa difficoltosa, i passi si accorciano e i pazienti zoppicano.
Il clima umido e il freddo possono far comparire un forte dolore nell'arco di poche ore, infatti chi soffre di artrosi “sente quando cambia il tempo”.
I pazienti, generalmente anziani, tengono in tensione i muscoli della coscia come meccanismo spontaneo di difesa dal dolore, questo aggrava il quadro clinico perché causa contratture muscolari.
Negli ultimi stadi dell'artrosi si avvertono scrosci articolari durante il movimento.
Diagnosi
In pazienti anziani, lo specialista stila un'accurata anamnesi e svolge un esame obiettivo per capire se presentano sintomi e segni caratteristici, successivamente prescrive una radiografia in piedi.
Se le lastre mostrano un'avvicinamento femoro-tibiale o femoro-rotuleo e superfici articolari che presentano osteofiti e cavità geodiche, allora siamo in presenza di artrosi.
Nel caso in cui ci sia l'indicazione di una protesi l'ortopedico può prescrivere una TAC o una RMN.
Può capitare di confondere una sciatalgia, cruralgia o sindrome del piriforme con la gonartrosi perché il paziente si lamenta solo del dolore al ginocchio durante la deambulazione, quindi è opportuno indagare anche su eventuali sintomi alla coscia e/o alla schiena.
Da questa patologia non si può guarire, ma si può controllare, eliminando il doloreed un eventuale gonfiore dell'articolazione.
L'artrosi di per sé non dà necessariamente dolore, a volte però, si infiamma con tutti i sintomi tipici.
La prima cosa da fare è il risparmio articolare, cioè evitare le attività che sforzano di più l'articolazione, per chi fa sport come il calcio o il tennis dovrebbe fermarsi.
Vista l'età è più probabile che il paziente faccia delle semplici camminate, anche in questo caso è meglio sospenderle.
I medici generalmente consigliano anche di dimagrire per avere un carico minore sul ginocchio, ma è un rimedio che richiede molto tempo ed è difficile da attuare.
I medici generalmente prescrivono degli antinfiammatori per la fase acuta, ad es. il paracetamolo o dei FANS (antinfiammatori non steroidei), ma questi ultimi hanno molte controindicazioni, quindi bisogna stare attenti ad assumerne per periodi prolungati.
Per evitare le controindicazioni dei farmaci si può ricorrere alla fisioterapia, le terapie fisiche più indicate sono il Laser e la magneto terapia, accompagnati eventualmente ad alcune infiltrazioni di acido ialuronico eseguita dal medico all'interno dell'articolazione.
La durata dell'effetto della terapia è generalmente proporzionato al grado di avanzamento dell'artrosi, se è rimasta poca cartilagine potrebbero essere necessari due cicli di terapie annui, in caso di patologia al primo stadio si potrebbe stare bene per molti anni.
Nella gonartrosi avanzata, laddove tutte le terapie non invasive avessero fallito e il dolore è molto forte, la soluzione più efficace è l'intervento; prima si tenta la chirurgia artroscopica per rimuovere eventuali particelle di cartilagine degenerata e per regolarizzare le lesioni meniscali se presenti.
Successivamente si prende in considerazione l'intervento di artro-protesi per sostituire l'articolazione.
Se l'osso in cui vanno impiantate è solido, la protesi si inserisce a contatto con l'osso, in caso di ossa particolarmente fragili, capita con gli anziani, si cementano.
Oggi si preferisce inserire una protesi monocompartimentale, cioè su un solo lato del ginocchio: mediale, laterale o femoro-rotuleo.
In questo modo si distribuiscono in maniera omogenea i carichi che si sono disassati.
Il protocollo da seguire nella riabilitazione dev'essere concordato con l'ortopedico in base al tipo di protesi impiantata, alla tecnica chirurgica applicata ed alla presenza di esiti cicatriziali.
Generalmente il ricovero dura 7-10 giorni dall'intervento, ma nel caso di riprotesizzazione il tempo di permanenza in ospedale è maggiore.
In questo periodo, la riabilitazione è fondamentale, il paziente deve riuscire ad alzarsi dal letto e camminare autonomamente con i bastoni canadesi prima di essere dimesso. La mobilizzazione passiva e attiva dev'essere iniziata fin dai primi giorni, oltre al ginocchio si dovrà lavorare per non irrigidire l'anca e la caviglia oltre a non indebolire coscia e polpaccio.
Una volta tornato a casa, il lavoro dovrà essere continuato per circa 2-3 mesi prima di poter ritornare alla normale autonomia.
In caso di protesi cementata si può caricare sull'arto operato tutto il peso corporeo anche dopo pochi giorni dall'intervento perché non si deve attendere il tempo necessario alla fissazione dell'impianto.
Se la protesi non è cementata dopo pochi giorni sarà concesso solo il carico sfiorante, poi gradualmente si arriverà al carico completo.
Ci sono sei tipi diversi di necrosi.
È importante sapere queste informazioni perché possono dare un indizio sul motivo per cui il tessuto è morto.
Con questo elenco si rende più facile il confronto, il tipo di necrosi può essere:
Coagulativa - Si trova in caso di infarto, ischemia di qualsiasi tessuto (tranne il cervello), rabdomiolisi (necrosi muscolare) ecc.
È causato dalla mancanza di rifornimento del sangue, i fattori di rischio sono l'arteriosclerosi e il diabete
Complessivamente: il tessuto è duro L'escara è un materiale secco, nero, duro, generato dalla distruzione delle cellule e dei vasi sanguigni, si trova per esempio nelle piaghe da decubito che causano un ulcera della pelle.
A livello cellulare: Le membrane della cellula sono conservate e tutto appare rosso.
Liquefazione - Si trova durante le infezioni e per qualche ragione sconosciuta negli infarti cerebrali
È causato dai neutrofili che rilasciano il loro contenuto tossico, "liquefazione" del tessuto
Complessivamente: il tessuto è cremoso ed è presente liquido giallo (pus)
A livello cellulare: molti neutrofili e detriti cellulari.
Caseosa - Si trova in caso di tubercolosi
È causato dal tentavito del corpo di isolare e uccidere il micobatterio con i macrofagi
Complessivamente: Si vede materiale bianco, morbido, simile al formaggio (da qui il termine "caseosa")
A livello cellulare: cellule frammentate e detriti circondati da un collare di linfociti e macrofagi (granuloma).
Grassa - Si trova nella pancreatite acuta
Le cellule danneggiate rilasciano la lipasi, che divise gli esteri di trigliceridi all'interno delle cellule di grasso
Complessivamente: la consistenza è simile al gesso, ci sono aree bianche per la combinazione tra nuovi acidi grassi e calcio (saponificazione)
A livello cellulare: contorni ombrosi delle cellule adipose morte; a volte c'è un immagine bluastra per le calcificazioni.
Fibrinoide - Questo tipo si vede nelle reazioni immunitarie nei capillari sanguigni
I Complessi di antigeni e anticorpi (immunocomplessi) si uniscono con la fibrina
Complessivamente: cambiamenti troppo piccoli per essere visti
A livello cellulare: le pareti dei vasi si ispessiscono e diventano di colore rosso-rosato perché si depositano i fibrinoidi che derivano dalla fibrina.
Gangrenosa - Si vede questo tipo quando un intero arto perde l'apporto di sangue e muore (solitamente la gamba)
In realtà questo non è un diverso tipo di necrosi, ma alcune persone usano questo termine nella pratica clinica
Complessivamente: la pelle appare nera e morta; il tessuto sottostante si trova in diversi stadi di decomposizione
A livello cellulare: inizialmente c'è una necrosi coagulativa provocata dalla perdita del rifornimento di sangue (questa fase è chiamata "gangrena secca");
Se si sovrappone l'infezione batterica, avviene la necrosi con liquefazione (questa fase è chiamata "gangrena umida").
La cancrena umida può provocare una necrosi infettiva, il caso più frequente è la cancrena gassosa.
Il dott. Defilippo risponde a qualunque domanda sul suo forum.
L’epicondilite è la tendinopatia inserzionale degli estensori e supinatori del polso: estensore radiale breve, ulnare lungo del carpo, estensore comune delle dita, breve supinatore.
Tennista, sportivo spesso affetto dall'epicondilite.
Chi soffre di epicondilite non riesce ad aprire la porta o a versare l’acqua dalla bottiglia perché avverte dolore di media intensità, non insopportabile.
Spesso non si evidenzia un versamento articolare.
Molto spesso i tendini infiammati non sono quelli degli estensori, ma il supinatore e per saperlo dobbiamo fare l’esame clinico con i testi muscolari
Nello sport il 40/50% dei tennisti amatori ha la tendinite del gomito.
Ogni tennista ha la sua racchetta personale per prevenire l’epicondilite.
Anche il lavoratore dell’edilizia con l’utilizzo della cazzuola può incorrere in questa patologia.
Spesso soffrono di epicondilite anche i suonatori: chitarra, tromba, saxofono ecc.
La cosa più importante è affrontare il disturbo prima possibile perché le tendinopatie tendono a cronicizzarsi con deposito di sali di calcio (formazione di calcificazioni) e degenerazione del tessuto, quindi una terapia tardiva può richiedere anche alcuni mesi e anche l'intervento chirurgico.
Qual'è l'esame strumentale più adatto?
L'ecografia è l'esame indicato per stabilire se siamo in presenza di Epicondilite, anche se non sempre ci dà una risposta certa, a volte i tendini sono lievemente ipoecogeni con un aumento di spessore, caratteristica tipica delle tendinopatie.
Come si arriva alla diagnosi?
La diagnosi della tendinopatia del gomito è essenzialmente clinica con la conferma dell'ecografia.
Se applico il test che consiste nell'alzare la mano pronata e il paziente non prova dolore o fastidio, significa che non ha l'epicondilite degli estensori.
Se invece gli chiedo di ruotare verso l’esterno la mano (supinazione) e fa male, significa che la flogosi riguarda i muscoli supinatori.
Potrebbe avere una tendinite sia agli estensori che al supinatore, inoltre possono presentarsi delle calcificazioni.
Cosa fare? Qual'è la terapia?
Si deve procedere in diversi modi per rimuovere l'infiammazione, togliere la causa dell'epicondilite ed evitare le recidive.
Come terapia si modifica il gesto sportivo e si tiene il bracciale anti-epicondilite che serve a scaricare le forze non sul gomito ma distalmente. E’ come spostare di pochi centimetri l’inserzione dei muscoli verso la mano.
L’atleta con il tutore può giocare a tennis, deve metterlo con il braccio rilassato.
Spesso la causa del dolore è un cattivo utilizzo del gomito causato da uno slivellamento del radio sull'ulna causato dai traumi o dai microtraumi nel caso del tennista, quindi con la terapia manuale si può dolcemente rimettere in asse le due ossa.
Con la manipolazione della fascia si eliminano le aderenze che si sono formate nei muscoli e nel tessuto connettivo del braccio e causano dolore, perdita di forza e limitazione del movimento.
Molti pazienti guariscono dall'epicondilite con la terapia fisica: laser, onde d’urto o ultrasuoni.
Una piccola percentuale di pazienti guarisce anche con la crioterapia.
Terapie manuali meno efficaci ma che possono dare sollievo in caso di epicondilite sono le trazioni (pompages), lo stretching e il massaggio trasverso profondo.
In ultima istanza, se le terapie conservative non danno risultati dopo un anno si può pensare a un intervento chirurgico.
Potete chiedere informazioni al dr. Defilippo qui.
L'epitrocleite
L’epitrocleite la tendinite del gomito opposta all’epicondilite, la fitta è localizzata a livello dell’epitroclea, può interessare il pronatore o i flessori del polso e delle dita.Il caso tipico è il gomito del golfista che può condurre nei non professionisti all’infiammazione di questi tendini.
Il mal di testa è un disturbo che colpisce la maggior parte della gente almeno una volta nella vita, alcune persone lo avvertono raramente, mentre altri soffrono di dolore cronico che si presenta più di una volta a settimana.
Esistono numerose cause di mal di testa, nel 2007 l'International Headache Society ha creato un sistema di classificazione aggiornato per la cefalea.
Ci sono tre categorie principali di mal di testa:
Cefalee primarie,
cefalee secondarie,
altre cefalee, nevralgie e dolore facciale.
Il mal di testa stesso è il problema principale in caso di cefalea primaria, mentre in quelle secondarie la causa è una patologia sottostante o un infortunio che deve essere diagnosticato e trattato
Che cosa sono le cefalee primarie?
Il mal di testa primario comprende l'emicrania, la cefalea muscolo-tensiva e la cefalea a grappolo, così come una varietà di altri tipi meno comuni.
Il mal di testa muscolo-tensivo è il tipo più comune di cefalea primaria. Fino al 90% degli adulti hanno avuto o avranno la questo tipo di dolore. La cefalea muscolo-tensiva si verifica più comunemente tra le donne rispetto agli uomini.
L'emicrania è il secondo tipo più comune di cefalea primaria.
Circa 28 milioni di persone negli Stati Uniti (circa il 12% della popolazione) soffrirà di emicrania nella sua vita.
L'emicrania può colpire i bambini così come gli adulti.
Prima della pubertà, ragazzi e ragazze sono ugualmente interessati da emicrania, ma dopo la pubertà, sono colpite più le donne rispetto agli uomini.
È stimato che il 6% degli uomini e fino al 18% delle donne soffriranno di emicranica durante la loro vita.
La cefalea a grappolo è un raro tipo di mal di testa primario che colpisce lo 0.1% della popolazione (1 su 1.000 persone). Più comunemente colpisce soprattutto gli uomini tra i 20 e i 30 anni, ma anche le donne e i bambini possono soffrire di questi tipo di dolore.
Le cefalee primarie possono influire sulla qualità della vita.
Alcune persone soffrono di mal di testa occasionali che si risolvono rapidamente mentre altri episodi sono debilitati.
Questo tipo di cefalea non è letale, ma possono essere presenti gli stessi sintomi che si hanno in caso di ictus o emorragia cerebrale.
Mal di testa
Cefalea muscolo tensiva
La causa più probabile è la tensione della fascia e dei muscoli che ricoprono il cranio. Il mal di testa da tensione muscolare è il più frequente, ma la causa non è nota.
Quando i muscoli del cranio sono stressati, possono avere delle contratture e causare dolore.
Le parti più colpite sono: la base del cranio (occipite) dove si inserisce il muscolo trapezio e le tempie dove si trovano i muscoli che muovono la mascella e la fronte.
Non ci sono sufficienti ricerche che confermano la causa esatta di cefalea muscolo-tensiva.
Generalmente il mal di testa muscolare si verifica dopo uno stress fisico o emotivo.
Questi fattori possono portare a digrignare i denti e possono provocare una contrattura dei muscoli che circondano il cranio.
I fattori di stress fisico sono: un difficile e prolungato lavoro manuale oppure stare molto tempo concentrati sul computer.
Anche la tensione emotiva può causare la cefalea muscolo-tensiva provocando la contrazione dei muscoli che circondano il cranio.
Quali sono i sintomi del mal di testa tensivo?
Il dolore inizia nella parte posteriore della testa e nella regione superiore del collo, è descritto come una sensazione di qualcosa che tira o preme.
È riferito spesso come una pressione intorno alla testa con maggior intensità dietro le sopracciglia.
Di solito il dolore è lieve (non disabilita) e bilaterale (interessa entrambi i lati della testa).
Il fastidio non è associato a un'aura, nausea, vomito oppure iper-sensibilità alla luce o al suono.
Il dolore si verifica sporadicamente (di rado e senza un motivo), ma in alcune persone può verificarsi frequentemente o quasi quotidianamente.
La cefalea muscolo tensiva permette alla maggior parte delle persone di vivere normalmente, nonostante il mal di testa.
Al mattino non si avverte molto dolore, ma peggiora durante il giorno.
Com'è diagnosticata la cefalea muscolo-tensiva?
La chiave per fare la diagnosi di eventuali mal di testa è la storia clinica fornita dal paziente.
Il medico deve capire quando inizia il mal di testa, deve conoscere il tipo di fastidio, l'intensità e la durata del dolore, inoltre dave sapere se ci sono eventuali altri sintomi associati.
La cefalea tensiva ha queste caratteristiche: dolore da lieve a moderato, si trova su entrambi i lati della testa, è descritto come un fastidio pulsante e non peggiora con il movimento.
Non ci può essere nessun sintomo associato come nausea, vomito o sensibilità alla luce.
L'esame neurologico del paziente è importante per scartare le altre diagnosi perché nel mal di testa muscolo-tensivo dev'essere negativo.
Si può avvertire rigidità muscolare del cuoio capelluto o del collo.
Se l'operatore sanitario rileva un'anomalia, la diagnosi di mal di testa muscolo tensivo viene confermato solo quando gli altri tipi di mal di testa sono stati esclusi.
Il trattamento
I farmaci antinfiammatori non steroidei sono il primo rimedio per chi soffre di cefalea muscolo tensiva, oltre alla massoterapia. L'aspirina non dev'essere somministrata ai bambini e agli adolescenti a causa del rischio della sindrome di Reye, una malattia che può provocare il coma, danni cerebrali e la morte se è presente un'infezione virale.
L'aspirina e l'ibuprofene sono irritanti per lo stomaco e possono causare emorragie.
Essi dovrebbero essere utilizzati con cautela nei pazienti che hanno un ulcera peptica o prendono fluidificanti del sangue come il warfarin (Coumadin) e il bisolfato di clopidogrel (Plavix).
Il paracetamolo, se usato in grandi quantità, può causare danni al fegato. Dovrebbe essere usato con cautela nei pazienti che bevono quantità significative di alcol o che hanno patologie epatiche.
Una delle cause della cefalea muscolo-tensiva cronica è l'uso eccessivo di farmaci per il dolore.
Quando gli anti-dolorifici sono utilizzati per un periodo prolungato di tempo, il mal di testa può ripresentarsi appena gli effetti del farmaco svaniscono.
Così, il mal di testa diventa un sintomo della disintossicazione dal farmaco (cefalea di rimbalzo).
Cefalea a grappolo
Quali sono le cause della cefalea a grappolo?
La causa è incerta, può essere che alcune parti del cervello iniziano a funzionare male per un motivo sconosciuto. L'ipotalamo è un'area situata alla base del cervello responsabile dell'orologio biologico del corpo e può essere la parte la fonte del mal di testa.
Le Risonanze magnetiche effettuate sui pazienti durante un attacco di cefalea a grappolo mostrano un attività anomala nell'ipotalamo. Le caratteristiche del mal di testa a grappolo sono:
esiste una familiarità nello sviluppo di questo disturbo, questo suggerisce che ci può essere un componente genetico;
può essere innescato dai cambiamenti del ritmo sonno-veglia;
può essere provocato dai farmaci (ad esempio la nitroglicerina utilizzata per le malattie del cuore).
Se un individuo soffre frequentemente di mal di testa, il fumo di sigaretta, l'alcool e alcuni alimenti (per esempio il cioccolato) possono essere potenziali cause di mal di testa.
Sintomi
La cefalea a grappolo può durare settimane o mesi intervallati da periodi senza dolore di mesi o anni.
Durante il periodo in cui si verificano, il dolore è pulsante e si avverte una volta o due al giorno, ma alcuni pazienti possono sentirlo più di due volte al giorno.
Ogni episodio di dolore dura da 30 a 90 minuti.
Gli attacchi tendono a verificarsi circa alla stessa ora ogni giorno e spesso risvegliano il paziente di notte da un sonno profondo.
Il dolore è lancinante: di solito colpisce solo l’occhio e la zona circostante, ma si può irradiare a tutto il viso, alla testa e alla colonna cervicale.
L'occhio interessato può diventare rosso, gonfio e può lacrimare.
Il naso del lato affetto può colare ed essere congestionato.
A differenza dei pazienti con emicrania, quelli con cefalea a grappolo tendono ad essere inquieti.
Essi spesso camminano avanti e indietro, colpiscono il muro con la testa e possono essere portati a misure disperate.
La cefalea a grappolo è molto più comune negli uomini rispetto alle donne.
Diagnosi
Per fare la diagnosi di cefalea a grappolo bisogna controllare l'anamnesi del paziente. Di solito, la descrizione del dolore e la frequenza è sufficiente.
Se il paziente è nel mezzo di un attacco, si trova in una situazione critica per il dolore e può avere l'occhio e il naso che colano come descritto in precedenza.
Se il paziente è visitato dal medico quando il dolore non è presente, l'esame fisico è normale e la diagnosi dipende solo dall'anamnesi.
Trattamento
La cefalea a grappolo può essere molto difficile da trattare, bisogna andare per tentativi per trovare il tipo di terapia più efficace. Poiché il mal di testa si ripete ogni giorno, ci sono due esigenze nel trattamento: il dolore causato dal primo episodio dovrebbe essere controllato, e i mal di testa successivi dovrebbero essere prevenuti.
La opzioni di trattamento iniziale consistono in:
l'inalazione di elevate concentrazioni di ossigeno (anche se questo non funzionerà se il mal di testa è ben consolidato).
L'iniezione di farmaci triptani, ad esempio, sumatriptan (Imitrex), zolmitriptan (Zomig) e rizatriptan (Maxalt e Rizaliv) che sono comunemente utilizzati anche per i trattamenti dell'emicrania.
L'infiltrazione di lidocaina, un anestetico locale direttamente nella narice;
Una puntura di diidroergotamina (DHE 45, Migranal) provoca vaso costrizione;
Si può somministrare la caffeina.
La prevenzione della prossima cefalea a grappolo si può fare con:
I calcio-antagonisti (ad esempio Verapamil, Diltiazem, Nifedipina, Nicardipina),
prednisone (Deltasone),
farmaci antidepressivi,
litio (litio carbonato),
Fenobarbital e acido valproico e il topiramato (spesso utilizzato per il controllo dell'epilessia)
Prevenzione della cefalea a grappolo
GLi episodi di cefalea a grappolo possono venire ad anni di distanza e non si può prevedere il mal di testa prima di un nuovo episodio, nessun farmaco giornaliero può garantirlo.
Cambiare stile di vita può aiutare a ridurre al minimo il rischio di una riacutizzazione di cefalea a grappolo. Smettere di fumare e ridurre al minimo l'alcool può prevenire episodi futuri.
Emicrania
Che cos'è?
L'Emicrania è una malattia neurologica ereditaria caratterizzata da iper-eccitabilità di alcune aree specifiche del cervello.
L'emicrania è la conseguenza di: aumento di volume delle arterie cerebrali e rilascio di sostanze chimiche da parte dei nervi che ricevono il sangue da questi vasi sanguigni.
Anche se non è chiaro quello che succede nel cervello per provocare un'emicrania, si sà che gli individui con emicrania sono più sensibili all'influenza di fattori transitori, chiamati "trigger" che aumentano il rischio di avere un attacco di emicrania.
Cause
Anche se non si sà molto sulle cause dell'emicrania, la genetica e i fattori ambientali sembrano essere coinvolti.
I fattori che possono causare l'emicrania sono:
Alimenti.
Alcune emicranie possono essere scatenate da alcuni cibi come: alcool, in particolare birra e vino rosso, formaggi stagionati, cioccolato, aspartame, eccesso di caffeina e cibi salati. Saltare i pasti o digiunare può scatenare attacchi di emicrania.
Cambiamenti ormonali nelle donne. Le fluttuazioni degli estrogeni sembrano scatenare il mal di testa in molte donne con emicrania. Le femmine con una storia di emicrania spesso riferiscono di avere mal di testa immediatamente prima o durante il loro periodo, quando avviene un importante calo di estrogeni. Altre hanno una maggiore tendenza a sviluppare l'emicrania durante la gravidanza o la menopausa. Alcuni Farmaci ormonali come i contraccettivi orali e la terapia ormonale sostitutiva può peggiorare le emicranie.
Stimoli sensoriali. Le luci e i riflessi del sole possono provocare un emicrania, anche i suoni forti. Gli odori insoliti, tra cui profumi piacevoli, gli odori sgradevoli come il diluente e il fumo passivo possono provocare l'emicrania.
I cambiamenti nel ritmo sonno-veglia e la mancanza di sonno sono altre possibili cause.
Fattori fisici. Uno sforzo fisico intenso, ad esempio l'attività sessuale, può provocare l'emicrania.
Cambiamenti nell'ambiente. Il cambio del tempo o della pressione atmosferica può è un altra causa possibile.
Farmaci. Alcuni farmaci possono aggravare le emicranie, ad esempio la nitroglicerina.
Sintomi
L'emicrania è un disturbo cronico con attacchi ricorrenti.
L'emicrania è descritta solitamente come un dolore intenso, palpitante o martellante che si avverte nelle tempie, ma a volte il dolore è situato nella fronte, intorno agli occhi, o sul retro della testa.
Il dolore è solitamente unilaterale (su un lato della testa), anche se circa un terzo del tempo si avverte su entrambi i lati del cranio.
Generalmente, l'emicrania inizia quando il paziente è sveglio; raramente può svegliare l'individuo.
Le cefalee unilaterali possono cambiare lati da un attacco all'altro.
Infatti, il mal di testa unilaterale che si verifica sempre sullo stesso lato deve allertare il medico per la possibilità di una cefalea secondaria, per esempio quella causata da un tumore al cervello.
Di solito, una cefalea di tipo emicranico è aggravata da attività quotidiane come salire le scale.
Chi soffre di emicrania può sentire: nausea, vomito, diarrea, pallore al viso, mani fredde, piedi freddi e sensibilità alla luce durante gli attacchi.
A causa di questa iper-sensibilità alla luce e ai suoni, i soggetti colpiti preferiscono rimanere in una stanza tranquilla e scura durante un attacco.
Un attacco tipico ha una durata compresa tra 4 e 72 ore.
Si stima che dal 40% al 60% degli attacchi di emicrania sono preceduti da sintomi premonitori da poche ore ad alcuni giorni prima come: sonnolenza, irritabilità, affaticamento.
Test e diagnosi
In caso di emicrania o una storia familiare di emicrania, il medico probabilmente deve diagnosticare la patologia sulla base della tua storia medica e di un esame fisico.
Ma se il mal di testa è insolito, grave o improvviso, il medico può prescrivere una serie di test per escludere altre possibili cause. Tomografia computerizzata (TAC). Questo esame strumentale utilizza una serie di raggi x per vedere l'interno del corpo. La TAC aiuta i medici diagnosticare: tumori, infezioni e altre possibili cause. Risonanza magnetica (RMN).
La Risonanza magnetica utilizza onde radio e un potente magnete per produrre immagini del cervello. La RMN aiuta a diagnosticare: tumori, ictus, aneurismi, malattie neurologiche, altre anomalie del cervello, inoltre serve per esaminare i vasi sanguigni cerebrali.
Trattamento
Non c'è nessuna cura specifica per l'emicrania. L'obiettivo è trattare i sintomi prima possibile evitando o modificando i fattori di rischio.
In caso di emicranie frequenti, il medico può prescrivere dei farmaci per ridurre il numero degli attacchi.
Bisogna prendere la medicina ogni giorno perché sia efficace.
I farmaci prescritti possono essere:
Antidepressivi come: Amitriptilina, Imipramina, Paroxetina, Sertralina e venlafaxine. Farmaci per la pressione alta come beta-bloccanti (propranololo) o calcio-antagonisti (Verapamil),
Farmaci come gabapentin, levetiracetam, pregabalin, tiagabina, topiramato e l'acido valproico,
Le iniezioni di tossina botulinica (Botox) possono contribuire a ridurre gli attacchi di emicrania. Trattamento di un attacco
Alcuni farmaci si assumono al primo segno di un attacco di emicrania.
I farmaci da banco come l'aspirina, l'ibuprofene o il paracetamolo sono utili quando l'emicrania è lieve.
Se questi trattamenti non servono, bisogna chiedere al medico dei farmaci che richiedono la prescrizione.
Tra questi ci sono: spray nasali, supposte o iniezioni.
Il medico può scegliere da diversi tipi di farmaci, tra cui i Triptani, prescritti spesso per fermare gli attacchi di emicrania
Alcuni farmaci per l'emicrania restringono i vasi sanguigni (vaso-costrittori).
Se il paziente è a rischio di attacchi di cuore o ha una malattia del cuore, deve parlare con il medico prima di assumere questi farmaci.
Una donna incinta o che sta cercando di rimanere incinta non può prendere i derivati dell'ergot come ergotamina e diidroergotamina.
Altri farmaci sono indicati per trattare i sintomi dell'emicrania.
Il Partenio è un'erba popolare per l'emicrania.
Diversi studi supportano l'uso del Partenio per il trattamento dell'emicrania, ma prima di assumerla bisogna consultare il medico.
È meglio parlare con un erborista qualificato quando si selezionano le erbe.
Mal di testa al mattino
Il dolore in testa al risveglio può colpire chi ha un ritmo di vita irregolare e ogni giorno va a dormire e si alza ad orari diversi.
Anche le persone che dormono troppo o troppo poco possono avere mal di testa al mattino oltre a una sensazione di stordimento o stanchezza.