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giovedì 30 ottobre 2014

Borsite del calcagno


Che cos'é?
La borsite calcaneare è una patologia infiammatoria che colpisce le borse sierose relative al tallone: la borsa retrocalcaneare e la borsa sottocutanea.
Questo contenitore pieno di liquido serve per diminuire l'attrito tra i tendini e le ossa oltre a distribuire in maniera omogenea il carico sull'articolazione.
La borsa retrocalcaneare si trova nella parte dietro al tallone, tra questo e il tendine d'achille.
La borsite calcaneare consiste nell'infiammazione di una borsa sierosa che si gonfia di liquido e aumenta di volume.
Il tallone è un osso fondamentale nella dinamica del cammino dato che è il primo ad appoggiare a terra e a tramettere il peso del corpo sul terreno.

Le borsiti possono essere:
  • ·        fisiche, se sono causate dal sovraccarico o dall'eccessivo sfregamento delle strutture circostanti;
  • ·        chimiche, se sono provocate da alcune sostanze derivate da processi infiammatori e degenerativi dei tendini;
  • ·        settiche, se sono causate da batteri come lo stafilococco;
  • ·        emorragiche, se accadono in seguito a traumi che riempiono di sangue la borsa.



Quali sono le cause dalla borsite calcaneare?
Le cause principali della borsite sono i traumi, in particolare nel caso della borsa retrocalcaneare si vedono parecchi sportivi che hanno subito delle distorsioni della caviglia o contusioni.
Gli atleti che corrono molto: calciatori, runner, podisti, giocatori di volley o pallavolo, basket, rugby ecc. possono sviluppare questo disturbo a causa del continuo sfregmento dei tendini provocato dal movimento della caviglia.
Lo sport su terreni duri può obbligare il tallone a lavorare male per assorbire gli urti durante la corsa e i cambi di direzione.
Il cambio di calzature può causare un sovraccarico del tendine d'achille, soprattutto se si passa da scarpe con tacco alto che tengono il tendine accorciato e rilassato a scarpe da ginnastica o senza tacco che mettono in stiramento il tendine d'achille.
Anche una scarpa troppo larga o slacciata come usano spesso i giovani può causare uno strofinamento sulla zona posteriore del tallone che contribuisce a infiammare la borsa.
Gli sportivi della domenica sono altri soggetti che possono sviluppare una borsite calcaneare perché provocano delle sollecitazioni ad un tendine che non è abitutato.

Anche le patologie reumatiche possono causare una borsite calcaneare, in particolare


  1. gotta;
  2. artrite reumatoide;
  3. collagenopatie


Quali sono i sintomi della borsite calcaneare?
Chi è affetto da borsite calcaneare avverte dolore durante il cammino, durante i movimenti della caviglia anche senza carico e alla pressione sull'infiammazione, nei casi più gravi può essere insopportabile.
Il fastidio è localizzato nella regione posteriore e superiore del tallone e si presenta alla pressione, durante il cammino e la corsa.
Nel caso di borsite post-traumatica è possibile avvertire dolore nei movimenti senza carico, per esempio da sdraiato.
Lo stiramento del polpaccio causa un allungamento del tendine d'achille, quindi può provocare fitte nei pazienti con borsite calcaneare.

Come si arriva alla diagnosi?
Per la diagnosi di borsite calcaneare si fa un ecografia al tallone, l'ecografista vede l'ispessimento della borsa che si trova dietro al calcagno.
Il medico cercherà i segni e i sintomi tipici del disturbo e con l'anamnesi stabilirà se il fastidio è causato dalla borsa oppure da altre patologie del piede.

Per qualunque domanda chiedere al Dott. Defilippo nel forum.




Cosa fare? Qual'è la terapia più adatta?
La borsite calcaneare infiammatoria dev'essere trattata sotto tutti gli aspetti, è necessaria prevenzione di recidive, la risoluzione dell'infiammazione e la rimozione della causa del disturbo.
Uno sportivo che sovraccarica il tallone e il tendine d'Achille dovrà mettersi a riposo per un breve periodo, poi avrà bisogno di correggere la calzatura, il terreno di gioco odi inserire un plantare nella scarpa per rendere omogeneo l'appoggio del piede.
Se questo non fosse sufficiente il medico deciderà se iniziare una terapia antinfiammatoria a base di farmaci e infiltrazioni o la fisioterapia.

Se il disturbo è post-traumatico ci si concentrerà sull'infiammazione e sulla modificazione anatomica che hanno subito le ossa del piede, infatti un trauma può spostare il tallone rispetto all'astralago o alla tibia e al perone.
Questo slivellamenti minimo, millimetrico cambiare lo scorrimento delle ossa tra loro e mantenere l'infiammazione.
Se la borsite persiste per diversi giorni è opportuno andare dal medico di base o dallo specialista (fisiatra oppure ortopedico) che deciderà se prescrivere antinfiammatori o terapie fisiche (ad esempio la Tecar® o  la magnetoterapia) e manuali.

Una borsite provocata dal cambio di calzatura dovrà essere curata tornando alla vecchia scarpa o semplicemente inserendo un plantare che abitua il piede ad appoggiare correttamente a terra.

Se la causa della borsite è una patologia reumatologica come la gotta, il medico che se ne occupa è il reumatologo che consiglierà una terapia farmacologica.


Ambulatorio Privato di Fisioterapia 
Dr. Massimo Defilippo Fisioterapista
Tel 0522/260654 

Via Roma 18, 42048 Rubiera (RE)

Aut. Sanit. n° 3138 del 16/02/2009 Dir. San Dr. Defilippo Giovanni Medico Chirurgo

domenica 9 giugno 2013

Necrosi

Ci sono sei tipi diversi di necrosi.
È importante sapere queste informazioni perché possono dare un indizio sul motivo per cui il tessuto è morto.
Con questo elenco si rende più facile il confronto, il tipo di necrosi può essere:

Coagulativa - Si trova in caso di infarto, ischemia di qualsiasi tessuto (tranne il cervello), rabdomiolisi (necrosi muscolare) ecc. È causato dalla mancanza di rifornimento del sangue, i fattori di rischio sono l'arteriosclerosi e il diabete
Complessivamente: il tessuto è duro L'escara è un materiale secco, nero, duro, generato dalla distruzione delle cellule e dei vasi sanguigni, si trova per esempio nelle piaghe da decubito che causano un ulcera della pelle.
A livello cellulare: Le membrane della cellula sono conservate e tutto appare rosso.


Liquefazione - Si trova durante le infezioni e per qualche ragione sconosciuta negli infarti cerebrali È causato dai neutrofili che rilasciano il loro contenuto tossico, "liquefazione" del tessuto Complessivamente: il tessuto è cremoso ed è presente liquido giallo (pus) A livello cellulare: molti neutrofili e detriti cellulari.

Caseosa - Si trova in caso di tubercolosi
È causato dal tentavito del corpo di isolare e uccidere il micobatterio con i macrofagi
Complessivamente: Si vede materiale bianco, morbido, simile al formaggio (da qui il termine "caseosa") A livello cellulare: cellule frammentate e detriti circondati da un collare di linfociti e macrofagi (granuloma).


Grassa - Si trova nella pancreatite acuta
Le cellule danneggiate rilasciano la lipasi, che divise gli esteri di trigliceridi all'interno delle cellule di grasso
Complessivamente: la consistenza è simile al gesso, ci sono aree bianche per la combinazione tra nuovi acidi grassi e calcio (saponificazione)
A livello cellulare: contorni ombrosi delle cellule adipose morte; a volte c'è un immagine bluastra per le calcificazioni.

Fibrinoide - Questo tipo si vede nelle reazioni immunitarie nei capillari sanguigni
I Complessi di antigeni e anticorpi (immunocomplessi) si uniscono con la fibrina
Complessivamente: cambiamenti troppo piccoli per essere visti
A livello cellulare: le pareti dei vasi si ispessiscono e diventano di colore rosso-rosato perché si depositano i fibrinoidi che derivano dalla fibrina.

Gangrenosa - Si vede questo tipo quando un intero arto perde l'apporto di sangue e muore (solitamente la gamba) In realtà questo non è un diverso tipo di necrosi, ma alcune persone usano questo termine nella pratica clinica
Complessivamente: la pelle appare nera e morta; il tessuto sottostante si trova in diversi stadi di decomposizione
A livello cellulare: inizialmente c'è una necrosi coagulativa provocata dalla perdita del rifornimento di sangue (questa fase è chiamata "gangrena secca");
Se si sovrappone l'infezione batterica, avviene la necrosi con liquefazione (questa fase è chiamata "gangrena umida").
La cancrena umida può provocare una necrosi infettiva, il caso più frequente è la cancrena gassosa.
Il dott. Defilippo risponde a qualunque domanda sul suo forum.


venerdì 29 marzo 2013

Infiltrazioni di Cortisone




Che cosa sono?
Sono iniezioni di corticosteroidi, cioè farmaci antinfiammatori steroidei, utilizzati in caso di patologie articolari. Il cortisone è il farmaco anti-infiammatoro più efficace, è molto utile nella cura dell'artrite psoriasica, dell'artrite reumatoide, dell'artrite gottosa e nell'acutizzazione dei processi artrosici. Il cortisone dev'essere iniettato direttamente nell'articolazione in cui si trovano i processi infiammatori.
Il tipo di cortisone utilizzato dipende dalla patologia che riscontra il paziente e dall'effetto desiderato. Solitamente, in ogni fiala da iniettare è presente anche un anestetico locale, che in genere è la lidocaina. Generalmente, un approccio base include un'infiltrazione a settimana, per un totale di tre-cinque terapie l’anno. Tra un ciclo di terapie e l'altro bisogna aspettare almeno un mese. Il cortisone ha effetto immunosoppressore e antinfiammatorio, per questo conferisce sollievo dal dolore e riduzione dei versamenti articolari nella fase acuta della malattia.   Quali sono le contrindicazioni e gli effetti collaterali? Sebbene solo una minima percentuale del farmaco iniettato raggiunga il circolo sistemico, a livello intra-articolare l'abuso di questi farmaci può causare pesanti conseguenze. Un eccessivo numero d'infiltrazioni potrebbe indebolire:

  1. Tendini, 
  2. Legamenti, 
  3. Ossa,
  4. Altre strutture che compongono l'articolazione. 

Per alcune categorie di pazienti, la piccola percentuale di farmaco che entra in contatto con il circolo sistemico può essere eccessiva. Si sconsiglia le infiltrazioni di cortisone in concomitanza di terapia anti-trombotica, attività sportiva agonistica (per la positività al doping), diabete, ipertensione, immunodepressione e osteoporosi severa. Per questo motivo è bene circoscrivere l'impiego delle infiltrazioni di cortisone alle fasi acute delle artropatie, quando il dolore e l'infiammazione sono maggiori e limitano l’ampiezza articolare. Se effettuate nel rispetto delle regole di asepsi (rimozione dei peli, accurata detersione e disinfezione della cute, sostituzione dell'ago dopo aspirazione del farmaco), le infiltrazioni di cortisone di norma non causano alcun effetto locale importante. Tra gli effetti collaterali più comuni spicca il rischio di reazione infiammatoria, caratterizzato da dolore e rossore locale. L'atrofia cutanea e la depigmentazione della parte trattata rappresentano la possibile conseguenza dello stravaso di cortisone nella pelle circostante.
Per qualunque perplessità creare un post nel forum del Dr. Defilippo.
Dr. Massimo Defilippo Fisioterapista Tel 0522/260654 Defilippo.massimo@gmail.com P. IVA 02360680355


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giovedì 21 febbraio 2013

Kinesio-taping

Che cos'è?

Il kinesio taping è un bendaggio elastico che agisce a livello meccanico e fisiologico. Questo metodo è legato al movimento (kinesi) da qui nasce il nome Kinesio-taping. È una tecnica che si basa sul fenomeno di auto-guarigione del corpo tramite la stimolazione della circolazione e delle terminazioni nervose.
I muscoli hanno il compito di muovere il corpo, inoltre devono favorire la circolazione dei fluidi venosi e linfatici, controllare la temperatura corporea, etc.

Le sue caratteristiche principali sono:
  • Stabilità: Kinesio Tape ha un azione di supporto delle articolazioni e dei muscoli che non si esaurisce in breve tempo.
  • Confortevole : il Kinesio può essere indossato anche da pazienti con cute molto sensibile e il bendaggio non si avverte durante il giorno.
  • Praticità: è resistente all'acqua e si può tenere per 3-4 giorni, 24 ore su 24.
  • Efficacia : Il taping garantisce i risultati terapeutici perché si basa su principi fisici.

Com'è nato?

Il Dr. Kenzo Kase era un chiropratico specializzato presso la prestigiosa National University of Health Sciences di Chicago. Negli anni 70, Kase sviluppò il tape, cioè un bendaggio con consistenza ed elasticità molto simili alla pelle.
Secondo la medicina occidentale, il blocco di un osso di un’articolazione non può essere risolto. Invece, il Dr. Kase tentò di correggere le distorsioni con questo tipo di trattamento.
Innanzitutto, provò ad applicare tutti i tipi di bendaggio disponibili in commercio sino a quel momento, ma con nessuno di questi ottenne i risultati voluti, quindi provò un approccio più muscolare.
Cercò di sviluppare un bendaggio con la stessa elasticità di un muscolo normale che rimanesse applicato sulla cute a lungo.
Kase riuscì finalmente a sviluppare un tape con un’adeguata elasticità e in grado di sollevare la cute.
Nacque così il Kinesio Tape, con caratteristiche basate sullo studio della chinesiologia. La prima volta che venne utilizzato in ambito internazionale fu nelle Olimpiadi di Seul del 1988, con la Nazionale Giapponese di Pallavolo. Oggi esso è utilizzato con successo da fisioterapisti, massaggiatori, preparatori atletici e altri operatori sanitari.


A cosa serve?

La tecnica ha otto principali effetti fisiologici:
  1. Corregge la funzione muscolare. Una caratteristica importante di questo bendaggio è la capacità di inibire o facilitare la contrazione muscolare (a seconda della tecnica utilizzata), ripristinando la corretta tensione muscolare.
  2. Migliora la circolazione linfatica. Il drenaggio linfatico è favorito dalle convoluzioni che avvengono a livello cutaneo, Il tape solleva la cute durante i movimenti del corpo. Il Kinesio Taping funge da pompa accelerando la circolazione linfatica.
  3. Migliora la circolazione sanguinea. Favorisce il drenaggio di edemi ed ematomi.
  4. Riduce il dolore. Diminuisce la pressione e l'irritazione sui recettori cutanei, inoltre il ripristino dell'attività linfatica favorisce l'attenuazione neurologica del dolore.
  5. Assiste nella correzione e l'allineamento dell'articolazione. Kinesio taping corregge la dislocazione di un'articolazione causata da una eccessiva tensione muscolare.
  6.  Riduce l'infiammazione, favorisce il riassorbimento di edemi ed ematomi perché migliora la circolazione linfatica e sanguigna.
  7. Ha la capacità di sostenere, scaricare o detendere il muscolo in disfunzione.
  8. Stabilizza le articolazioni, dà un importante stimolo propriocettivo per proteggere tendini e legamenti, di conseguenza aiuta nel mantenere una corretta postura.



Dr. Massimo Defilippo Fisioterapista
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mercoledì 20 febbraio 2013

Artrosi

Che cos'é?

L’artrosi è una malattia cronica-degenerativa e irreversibile delle articolazioni. 
Nella prima fase provoca la fissurazione ed erosione della cartilagine, successivamente causa l’alterazione delle ossa con la formazione di becchi (osteofiti) e l’alterazione della densità di calcio nell’osso. 
La cartilagine è un tessuto morbido, plastico e deformabile, composto principalmente da acqua, collagene e fibre elastiche, serve per ridurre l’attrito tra le ossa durante il movimento e ha la funzione di ammortizzare gli urti. 

Il difetto del tessuto cartilagineo è la scarsa vascolarizzazione, il sangue nutre solo la superficie esterna, da qui le sostanze giungono alle cellule (condrociti) con il fenomeno della diffusione che è lento e poco efficace. 
A causa della scarsa irrorazione sanguigna, la cartilagine non può rigenerarsi o ripararsi, quindi se viene danneggiata potrà solo accelerare la comparsa dell’artrosi. 
Questa patologia colpisce prevalentemente gli anziani e gli adulti, si può definire l’invecchiamento delle articolazioni, ma in certi casi ho visto dei trentenni con i segni dell’artrosi nelle radiografie.

Le articolazioni più colpite sono:

L’artrosi può essere primaria o idiopatica, cioè non ci sono cause apparenti che la provocano, oppure secondaria ad altre patologie o traumi: fratture, lussazioni ecc.
L'artrosi è tra i disturbi muscolo-scheletrici più frequenti che vede il medico, si calcola che ci siano circa 4 milioni di soggetti in italia con questa malattia. 

L’artrosi nasce dall'usura della cartilagine nella zona di maggior sovraccarico, questo processo stimola le cellule cartilaginee a produrre nuove fibre di collagene, ma queste molecole saranno sottili e disposte in maniera scompaginata, cioè non parallela tra loro.
I condrociti generano degli enzimi che disfano e danneggiano ulteriormente la cartilagine rimasta finché questa si fissura o si buca. 
L’osso risponde formando degli osteofiti nella regione più esterna dell’articolazione, ovvero dei becchi di osso che avrebbero il compito di aumentare la superficie articolare per distribuire il peso su un’area maggiore.



Quali sono le cause?
La causa principale dell’artrosi primaria non è stata scoperta con certezza, ma gli studi scientifici effettuati provano che ci sono molti fattori predisponenti:
  • Età: l’artrosi è l’invecchiamento dell’articolazione, questo processo inizia intorno ai 30 anni e continua tutta la vita, anche se con grosse differenze tra le persone.
  • Deformità congenite o acquisite: per avere un consumo minimo della cartilagine il peso dovrebbe essere scaricato uniformemente su tutta l’articolazione, ma spesso si concentra su certe aree come nel caso del varismo o valgismo del ginocchio, la dismetria degli arti inferiori, la scoliosi, la malattia di Legg-Perthes-Calvè (Osteocondrosi della testa femorale), il morbo di Scheuermann (Osteocondrosi vertebrale giovanile), malattia di Blount (Tibia vara).
  • Lussazioni e fratture comportano un periodo di immobilizzazione che è deleterio perché causa un minor nutrimento della cartilagine e quindi un atrofia.
  • Displasia, in particolare nell’anca dove la testa del femore non aderisce bene all’acetabolo del bacino perché i legamenti e la capsula articolare sono lassi e quindi le due ossa scorrono in maniera non uniforme favorendo l’usura della cartilagine.
  • Obesità, soprattutto nelle articolazioni sulle quali grava il peso corporeo, per esempio il ginocchio, infatti un maggior peso esercitato causa un usura precoce del tessuto cartilagineo.
  • Tra i possibili fattori di rischio ci sono alcune patologie metaboliche come il diabete mellito e la gotta, nelle donne il calo di estrogeni che avviene con la menopausa provoca un accelerazione della patologia.
  • L’artrosi professionale riguarda determinati lavori che provocano sovraccarico funzionale: l’artrosi vertebrale riguarda quasi tutti i camionisti e trasportatori, quella dell’arto superiore (spalla, gomito e mano) interessa i muratori che utilizzano il martello pneumatico, ecc.

Quali sono i sintomi?
Il sintomo più importante è sicuramente il dolore, si avverte durante i movimenti e nella prima mezz’ora dopo il risveglio, ma quando l’artrosi è all’ultimo stadio si avverte anche a riposo e durante la notte.
Spesso, Le articolazioni sono edematose o gonfie, i movimenti diventano sempre più limitati dal dolore e dall’infiammazione. 
È presente uno scroscio articolare, il paziente riferisce come se avesse della sabbia dentro. 
Dato che l’artrosi è una patologia cronica e degenerativa, negli ultimi stadi della malattia può diventare invalidante con un dolore insopportabile, per esempio un soggetto con gonartrosi (artrosi del ginocchio) o coxartrosi (artrosi dell’anca), sarà costretto a utilizzare le stampelle. I sintomi dell’artrosi compaiono dopo i 45 – 50 anni nell’uomo e dopo i 55 nella donna.
Il paziente riferisce un peggioramento dei sintomi quando cambia il tempo, in particolare il dolore si risveglia in primavera per i continui mutamenti climatici e l’umidità.  

Come si fa la diagnosi dell’artrosi?
La diagnosi può essere esclusivamente clinica, cioè basata sulla visita del medico, se lo ritiene opportuno può prescrivere la radiografia che è l’esame strumentale più adatto.
 La lastra è l’esame che mostra lo stato delle ossa e dell’articolazione meglio degli altri, anche se non mostra i tessuti molli come la cartilagine. 
Dalla radiografia si vede la riduzione della rima articolare, ovvero se le ossa sono più vicine, inoltre vengono evidenziate le alterazioni ossee: osteofiti, sclerosi della spongiosa subcondrale, cavità geodiche (zone con minor densità di calcio) ecc. 

Gli specialisti che si occupano di questo disturbo sono il fisiatra e l’ortopedico, quest’ultimo può intervenire chirurgicamente se necessario. 



Cosa fare? Qual è la terapia?
Ci sono diverse terapie per l’artrosi, la migliore è quella che associa:
  • la prevenzione;
  • il controllo del dolore;
  • la fisioterapia;
  • l’eliminazione dei fattori di rischio, quando possibile.
La dieta è fondamentale nel trattamento dell'artrosi lombare o dell’arto inferiore perché sono i tratti scheletrici che risentono del peso corporeo.

L’alimentazione che favorisce la conservazione dell’articolazione è povera di grassi, fritti e alcolici, ma ricca di frutta e verdura. 
I farmaci controllano il dolore nella prima fase della patologia, ma se l’assunzione di antinfiammatori diventa regolare si può provocare un disturbo gastrico come l’ulcera. 
Se si sottopone l’articolazione a stress continui a causa di attività sportive o lavorative è consigliabile ridurre il sovraccarico o rimanere a riposo. 
La fisioterapia serve per risolvere il dolore, l’infiammazione e l'edema.
In base all’articolazione colpita ci può essere l’indicazione per diverse terapie: per il ginocchio si ottengono ottimi risultati con la LaserTerapia e la Magnetoterapia, l’anca si tratta con la TecarTerapia che penetra più in profondità, mentre per la mano si effettuano gli impacchi di paraffina. 
Ogni terapia fisica (laserterapia, magnetoterapia, tecarterapia ecc.) dovrebbe essere accompagnata dalla fisiokinesiterapia, ovvero esercizi che favoriscono il mantenimento del tono muscolare e riducono la rigidità articolare. 
Per l’artorsi cronica dell’arto inferiore può essere utile l’idrokinesiterapia, cioè l’attività motoria in piscina, ma è difficile che un anziano possa accettare volentieri questa terapia, quindi in molti casi non viene effettuata. 
Fai una domanda al dr. Defilippo nel forum.

Gli anziani possono utilizzare dei busti o corsetti per scaricare il peso dalle vertebre lombari al bacino, in questo caso il tutore dev’essere rigido con le stecche metalliche.
Se tutte queste misure non fossero sufficienti, l’ortopedico può consigliare l'intervento chirurgico, l’impianto di una protesi di ginocchio o di anca restituisce una buona qualità di vita al paziente, se è adulto e sportivo può tornare a correre.      


Dr. Massimo Defilippo Fisioterapista
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domenica 3 maggio 2009

LASER TERAPIA

Laser Terapia

Laser significa amplificazione della luce attraverso l’emissione stimolata di radiazioni.
Ogni apparecchio contiene un mezzo attivo che può essere:

  1. Solido, 
  2. Liquido,
  3. Gassoso.

Gli atomi di questa sostanza vengono colpiti da un fascio di elettroni e si eccitano, a loro volta emettono altri fotoni per tornare allo stato di riposo.
La caratteristica del laser è l’amplificazione dell’energia che arriva ad un alta intensità su una superficie molto piccola.
I laser si classificano in base alla potenza, ad esempio quelli a elio-neon o diodo semiconduttore sono a bassa potenza o soft-laser, mentre altri come ad esempio quelli Yag o Co2 sono ad alta potenza o power-laser.

Il laser CO2 che si vede nell’immagine ha 6 watt ed ha un fortissimo effetto termico, il terapista deve tenere sempre in movimento il manipolo.
Gli effetti del laser sono: antalgico, antinfiammatorio, biostimolante e decontratturante.
Questa terapia è indicata per tendinite, distorsione alla caviglia o al ginocchio, artrosi, infiammazione, edema, alluce valgo, ulcere e piaghe.

Sindrome del Piriforme


Il più grande nemico dei pazienti con la Sindrome del Muscolo Piriforme è la scarsa conoscenza di questa patologia.
Da uno studio di Silver e Leadbetter (1998) risulta che su 65 medici intervistati il 7% ritiene che non esista e il 21% non sa rispondere alla domanda “cos’è?”, o mostra perplessità sull’argomento.
Questo è il motivo per cui spesso questa sindrome non è diagnosticata oppure viene scambiata per lombosciatalgia.

Il muscolo piriforme è un muscolo sottile di forma simile a un triangolo, suddiviso in 3 fasci, origina dall’osso sacro a livello S2 - S4, è l'unico muscolo che origina direttamente sull'osso sacro
Decorre in senso orizzontale ed obliquo verso il basso, inferioremente al muscolo piccolo gluteo e superiormente ai muscoli gemelli e otturatore interno.
Il tendine del piriforme si inserisce sulla parte superiore del grande trocantere.

Può essere soggetto a fenomeni ipertrofici e di irrigidimento, fenomeni che possono scatenare la cosiddetta sindrome del muscolo piriforme (o, più comunemente, sindrome del piriforme).
Questa sindrome colpisce soprattutto le femmine (rapporto 6:1 rispetto ai maschi), nei casi più gravi può essere invalidante, tanto da limitare le attività quotidiane.


Questo muscolo svolge l'extrarotazione del femore con l’anca in posizione neutra in scarico, mentre lo abduce con anca flessa a 90°.
Nell’80-90% dei soggetti il nervo sciatico decorre anteriormente al piriforme, nel 10/15% il nervo sciatico attraversa in tutto o in parte il muscolo piriforme oppure si divide nella parte peroniera e in quella tibiale che passano posteriormente e anteriormente al muscolo.


Sciatica da "intrappolamento", non discale
La sciatica può essere causata dalla sindrome del muscolo piriforme, ossia intrappolamento del nervo sciatico mentre passa adiacente al muscolo.
Il test Lasegue di solito è negativo, ma i movimenti contro resistenza in abduzione o adduzione provocano dolore.
Se il dolore raggiunge il ginocchio, alcuni pazienti hanno una deambulazione con zoppia perché ad ogni passo provano dolore in quella zona, ma nella maggioranza dei soggetti stare in movimento o camminare dà sollievo.




Il dolore sciatalgico può essere causato da un'ernia del disco, una massa tumorale, stenosi lombare, un'ematoma interno dei muscoli ischio-crurali (semimembranoso, semitendinoso e bicipite femorale) o dal muscolo piriforme che in caso di infiammazione aumenta di volume e comprime il nervo sciatico, provocando dolore al gluteo e all’arto inferiore.
La frequenza è maggiore di quanto non si pensi, in uno studio compiuto su 240 pazienti con dolore lungo il decorso dello sciatico, nel 43% la causa era la Sindrome del Piriforme.

Spesso si confonde l’Ernia del Disco con la Sindrome del Piriforme perché entrambe danno dolore lungo il decorso del nervo sciatico.
E’ possibile confondere questo dolore anche con quello provocato dalla degenerazione e fissurazione del disco intervertebrale nella sua componente esterna (anulus fibroso), infatti i sintomi si avvertono sulla zona più alta del gluteo e sulla cresta iliaca.
Raramente si assiste all’intrappolamento del nervo pudendo nella tuberosità ischiatica.

In presenza della Sindrome del Piriforme, c’è ipertrofia del muscolo oppure iperintensità dello sciatico.
Il dolore da compressione dello sciatico può essere dato dallo schiacciamento verso la zona esterna del grande forame ischiatico o dal soffocamento tra i fasci del Piriforme.

La differenza tra Sindrome del Piriforme e Lombo-Sciatalgia sta nella zona di partenza del dolore, nel primo caso inizia dalle vertebre sacrali, ma in quella zona è minima, mentre nel secondo il dolore parte a livello lombare con forte dolore, soprattutto nel movimento di estensione sotto carico.

Le cause

La causa più frequente sembra il trauma diretto o micro traumi ripetuti al gluteo che provocano aderenze cicatriziali in quell’area, può essere causata anche da dismetria degli arti inferiori, intervento chirurgico all’anca, postura scorretta che mantiene il muscolo in tensione o miofibrosite che irrigidisce il Piriforme
Gli sportivi difficilmente soffrono di questa sindrome, podisti e ballerini sono gli atleti più a rischio.




Diagnosi
Di norma per diagnosticare la Sindrome del Piriforme è sufficiente eseguire un esame clinico, esistono alcuni test da effettuare:
Il test di Freiberg si esegue con il paziente sdraiato prono sul lettino e consiste nella rotazione interna dell’anca portando il ginocchio verso l’esterno.
Il test di Pace e Nagle si esegue con il paziente seduto con le gambe fuori dal lettino che esegue abduzione ed extrarotazione isometrica delle anche contro resistenza.
La palpazione del gluteo a livello del’inserzione sul grande trocantere e la pressione al centro del ventre muscolare che sono i punti più dolorosi in cui generalmente, il paziente che soffre di questa sindrome, “salta”.
Esistono altri test usati per la diagnosi: il test di Saudek e il test di Mirkin

Cosa fare? Il trattamento

Ci sono tanti tipi di cure di questa patologia, si possono assumere farmaci o trattamenti fisioterapici.
I farmaci di prima scelta sono gli antinfiammatori non steroidei (FANS) e i miorilassanti, alcuni medici prescrivono anche anestetici o cortisonici.

Le terapie fisiche consigliate sono gli Ultrasuoni e le onde d'urto, in meno di 10 sedute generalmente i sintomi scompaiono, la terapia non è dolorosa e non ha le controindicazioni tipiche dei farmaci.
E’ utile eseguire dei movimenti di extrarotazione mentre si svolge la terapia strumentale per aumentare la temperatura del muscolo e quindi la circolazione sanguigna.
Tra le terapie fisiche anche la tecarterapia è efficace nel trattamento della sindrome del piriforme in 10/12 sedute, ma solo se si utilizza il manipolo per effettuare un forte massaggio, simile al rolfing.

Un'altra terapia è il massaggio trasverso profondo e lo stretching, dolorosi per il paziente e non sempre risolutivi.

La ripresa dell'attività sportiva (o lavorativa) deve avvenire in modo graduale.
E’ buona norma non tenere il portafogli nella tasca dei pantaloni, soprattutto se molto spesso e nelle ore di sonno bisognerebbe posizionare un cuscino tra le ginocchia per mantenere il muscolo rilassato.
Hai un dubbio? Chiedi al Dr. Defilippo nel suo forum di fisioterapia.

Non esistono studi sull’efficacia del massaggio muscolare del Piriforme, ma questa terapia ha effetto decontratturante e rilassante, quindi riesce a ridurre la pressione sul nervo sciatico, inoltre può scollare le aderenze cicatriziali.
L’unico aspetto negativo è il dolore durante il trattamento.