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giovedì 30 ottobre 2014

Borsite del ginocchio


Cos'è la borsite del ginocchio?
Borsite significa infiammazione della borsa sierosa, cioè una piccola struttura chiusa con all'interno del liquido sinoviale.
Questa borsa serve per favorire lo scorrimento di tendini e legamenti. 
Se la borsa si infiamma, cresce la produzione di liquido sinoviale, quindi aumenta il volume fino a formare una bolla visibile a occhio nudo.
In certi casi si lesionano alcuni vasi sanguigni presenti all'interno della borsa e riversano del sangue all'interno che si accumula formando un ematoma, questo è il caso della borsite emorragica.
La borsa del ginocchio è tra quelle che più facilmente va incontro ad infiammazione, insieme a quella della spalla, del gomito e dell'anca.

La borsite infiammatoria è provocata da un infiammazione ed è la più frequente, questa può essere:
  • da sovraccarico se è provocata da attività ripetitive non fisiologiche;
  • chimica se è causata da certe sostanze;
  • settica se è la conseguenza da un infezione batterica o virale.


Quali sono i sintomi della borsite del ginocchio?
La sintomatologia della borsite del ginocchio comprende dolore, zoppia, limitazione funzionale e rigidità.
Il paziente lamenta delle fitte molto intense, come delle stilettate.
I segni sono gonfiore causato dall'aumento del liquido sinoviale, se l'infiammazione è accompagnata da infezione il ginocchio sarà rosso e caldo.
La tumefazione può essere molto voluminosa e sembrare una palla davanti al ginocchio.
Una borsite emorragica sarà caratterizzata da un ematoma ben visibile.
Se si preme sulla borsa o si eseguono movimenti di flessione ed estensione del ginocchio si esacerbano i sintomi.

La borsite settica provoca anche la febbre, generalmente è presente una ferita da cui è partita l'infezione.



Cause della borsite del ginocchio?
La borsite del ginocchio può essere provocata da una pressione continua, da un trauma diretto o microtraumi ripetuti o dalla ripetizione prolungata di alcuni gesti e movimenti.
Le persone che stanno inginocchiate tutto il giorno, per esempio i posatori e certi falegnami possono sviluppare una borsite.
Gli atleti che giocano a rugby, calcio, football o arti marziali rischiano di avere questo disturbo, anche i pallavolisti possono esserne interessati perché cadono spesso sul ginocchio.
L'infiammazione della borsa della zampa d'oca o del semimembranoso è provocata da sovraccarico funzionale.
Tra i fattori che possono predisporre alla borsite sono le malattie autoimmuni come l'artrite reumatoide e la gotta.




Quali sono gli esami strumentali utili per la diagnosi di borsite del ginocchio?
Generalmente l'esame clinico, l'osservazione dell'area dolente, la palpazione e l'anamnesi sono sufficienti al medico per arrivare alla diagnosi di borsite al ginocchio.
Se il dottore ritiene utile approfondire per assicurarsi che non ci siano fratture, può prescrivere una radiografia per accertarsi che non ci siano fratture o altri disturbi di tipo osseo.
La conferma della borsite arriva da un ecografia muscolo-scheletrica che riesce mostra i tessuti molli: muscoli, tendini, legamenti, borse, ecc.
Il medico può prescrivere anche gli esami di laboratorio e può far analizzare il liquido interno della borsa.


Come si arriva alla diagnosi di borsite del ginocchio?
Il medico eseguirà la palpazione sulla zona infiammata, controllerà l'anamnesi, farà i test muscolari e verificherà la presenza dei segni caratteristici della patologia.
Se lo ritiene utile prescriverà degli esami strumentali (ecografia, radiografia) e degli esami di laboratorio (esami del sangue, analisi del liquido della borsa).
La diagnosi differenziale si fa tenendo presente che il paziente potrebbe avere una frattura ossea oppure una contusione con ematoma, ma in quest'ultimo caso i sintomi sono diversi perché non c'è una riduzione dell'ampiezza del movimento.
Il medico di base può indirizzare il paziente ad un ortopedico che faccia la diagnosi e imposti la terapia.


Qual'é la terapia per la borsite del ginocchio?
La terapia varia in base al tipo di borsite di cui soffre il soggetto.
In ogni caso, appena si presenta la patologia bisogna applicare la crioterapia o ghiaccio per evitare l'aggravamento dell'infiammazione.
Il ghiaccio si tiene per 20 minuti, tre volte al giorno, non serve tenerlo di più.
Se la borsite è emorragica, traumatica o infiammatoria da sovraccarico si tratta allo stesso modo, quindi con riposo, crioterapia, protezione della zona con ginocchiera per evitare ulteriori traumi.
Le terapie possibili sono:
Se le terapie non fossero sufficienti l'unica possibilità è chirurgica di pulizia ed eventualmente di rimozione della borsa.
L'intervento consiste in un incisione sulla pelle sopra alla borsa e nell'asportazione totale della borsa.
L'operazione si esegue in anestesia locale, non si fa in day hospital, il paziente viene ricoverato per una notte.

In caso di borsite settica il medico può prescrivere gli antibiotici.

Per qualunque dubbio chiedere al dottor. Defilippo qui nel forum.

Come si previene la recidiva in caso di borsite del ginocchio?
La prevenzione si attua cercando di evitare le situazioni che possono provocare la borsite, quindi le posizioni inginocchiate se proprio si devono mantenere, è meglio appoggiarsi su una superficie morbida come un cuscino.
Lo sport e le attività lavorative che prevedono un movimento ripetitivo per lungo tempo è meglio ridurle al minimo possibile.


Ambulatorio Privato di Fisioterapia 
Dr. Massimo Defilippo Fisioterapista
Tel 0522/260654 

Via Roma 18, 42048 Rubiera (RE)

Aut. Sanit. n° 3138 del 16/02/2009 Dir. San Dr. Defilippo Giovanni Medico Chirurgo

Artrosi del ginocchio o gonartrosi


L'Artrosi del ginocchio o gonartrosi

A lungo andare, un ginocchio con la cartilagine fissurata o molto assottigliata porta ad un processo di degenerazione articolare denominato gonartrosi con interessamento di tutte le strutture che la compongono: ossa, menischi, membrana sinoviale, capsula articolare, legamenti e muscoli.
Riguarda prettamente gli anziani perché lo spesso strato di cartilagine tra femore, tibia e rotula necessita di molti anni per usurarsi oltre ai fattori predisonenti che sono gli stessi delle condropatie.
L'artrosi colpisce prevalentemente l'anca (coxartrosi) e il ginocchio, quest'ultimo interessa una donna su quattro e più del 10% dei maschi oltre i 65 anni, spesso insorge in soggetti che lo hanno utilizzato troppo o in modo scorretto.

Si definisce una patologia cronica-degenerativa perché non tende a risolversi positivamente, anzi invecchiando si va verso l'impotenza funzionale e addirittura un blocco articolare.
Con la progressione della gonartrosi, l'osso reagisce con dei tentativi di riparazione e di aumento della superficie articolare, al posto della cartilagine lesionata si formano degli osteofiti cioè becchi di osso, addensamenti ossei vicino al periostio e profondamente a questi hanno origine le cavità geodiche (zone a minor densità ossea).
E' una patologia che risente molto delle condizioni climatiche; un'artrosi in fase asintomatica può ripresentarsi a causa del freddo e dell'umidità.
L'artrosi può essere considerata una malattia professionale in certi casi: per esempio chi utilizza il martello pneumatico (mani, gomito spalle); i camionisti (colonna vertebrale lombare); chi lavora in ufficio al computer (cervicale).




Sintomi e Segni
L'artrosi può avere un grado di evoluzione dal primo al quarto, all'inizio compare dolore solamente durante il carico, con l'evoluzione della patologia può dare dolore anche a riposo seduti o sdraiati.
Spesso il ginocchio s'infiamma e si gonfia per l'eccesso di produzione di liquido sinoviale, questo insieme alla formazione di osteofiti limita il movimento.
Durante la giornata il periodo più doloroso è al mattino prima che l'articolazione si scaldi, durante la giornata tende a diminuire, ma si riacutizza dopo uno sforzo.
Generalmente nei soggetti sintomatici la deambulazione diventa difficoltosa, i passi si accorciano e i pazienti zoppicano.
Il clima umido e il freddo possono far comparire un forte dolore nell'arco di poche ore, infatti chi soffre di artrosi “sente quando cambia il tempo”.
I pazienti, generalmente anziani, tengono in tensione i muscoli della coscia come meccanismo spontaneo di difesa dal dolore, questo aggrava il quadro clinico perché causa contratture muscolari.
Negli ultimi stadi dell'artrosi si avvertono scrosci articolari durante il movimento.

Diagnosi
In pazienti anziani, lo specialista stila un'accurata anamnesi e svolge un esame obiettivo per capire se presentano sintomi e segni caratteristici, successivamente prescrive una radiografia in piedi.
Se le lastre mostrano un'avvicinamento femoro-tibiale o femoro-rotuleo e superfici articolari che presentano osteofiti e cavità geodiche, allora siamo in presenza di artrosi.
Nel caso in cui ci sia l'indicazione di una protesi l'ortopedico può prescrivere una TAC o una RMN.
Può capitare di confondere una sciatalgia, cruralgia o sindrome del piriforme con la gonartrosi perché il paziente si lamenta solo del dolore al ginocchio durante la deambulazione, quindi è opportuno indagare anche su eventuali sintomi alla coscia e/o alla schiena.

Da questa patologia non si può guarire, ma si può controllare, eliminando il dolore ed un eventuale gonfiore dell'articolazione.
L'artrosi di per sé non dà necessariamente dolore, a volte però, si infiamma con tutti i sintomi tipici.

La prima cosa da fare è il risparmio articolare, cioè evitare le attività che sforzano di più l'articolazione, per chi fa sport come il calcio o il tennis dovrebbe fermarsi.
Vista l'età è più probabile che il paziente faccia delle semplici camminate, anche in questo caso è meglio sospenderle.
I medici generalmente consigliano anche di dimagrire per avere un carico minore sul ginocchio, ma è un rimedio che richiede molto tempo ed è difficile da attuare.

I medici generalmente prescrivono degli antinfiammatori per la fase acuta, ad es. il paracetamolo o dei FANS (antinfiammatori non steroidei), ma questi ultimi hanno molte controindicazioni, quindi bisogna stare attenti ad assumerne per periodi prolungati.
Per evitare le controindicazioni dei farmaci si può ricorrere alla fisioterapia, le terapie fisiche più indicate sono il Laser e la magneto terapia, accompagnati eventualmente ad alcune infiltrazioni di acido ialuronico eseguita dal medico all'interno dell'articolazione.
La durata dell'effetto della terapia è generalmente proporzionato al grado di avanzamento dell'artrosi, se è rimasta poca cartilagine potrebbero essere necessari due cicli di terapie annui, in caso di patologia al primo stadio si potrebbe stare bene per molti anni.


Nella gonartrosi avanzata, laddove tutte le terapie non invasive avessero fallito e il dolore è molto forte, la soluzione più efficace è l'intervento; prima si tenta la chirurgia artroscopica per rimuovere eventuali particelle di cartilagine degenerata e per regolarizzare le lesioni meniscali se presenti.
Successivamente si prende in considerazione l'intervento di artro-protesi per sostituire l'articolazione.
Se l'osso in cui vanno impiantate è solido, la protesi si inserisce a contatto con l'osso, in caso di ossa particolarmente fragili, capita con gli anziani, si cementano.

Per i giovani che hanno questo problema, se assistiamo ad un difetto d'asse si preferisce intervenire con un osteotomia per correggerlo, così la cartilagine tenderà a usurarsi in maniera omogenea su tutta la superficie, invece che assottigliarsi solo in certe zone.
Oggi si preferisce inserire una protesi monocompartimentale, cioè su un solo lato del ginocchio: mediale, laterale o femoro-rotuleo.
In questo modo si distribuiscono in maniera omogenea i carichi che si sono disassati.

Il protocollo da seguire nella riabilitazione dev'essere concordato con l'ortopedico in base al tipo di protesi impiantata, alla tecnica chirurgica applicata ed alla presenza di esiti cicatriziali.
Generalmente il ricovero dura 7-10 giorni dall'intervento, ma nel caso di riprotesizzazione il tempo di permanenza in ospedale è maggiore.
In questo periodo, la riabilitazione è fondamentale, il paziente deve riuscire ad alzarsi dal letto e camminare autonomamente con i bastoni canadesi prima di essere dimesso. La mobilizzazione passiva e attiva dev'essere iniziata fin dai primi giorni, oltre al ginocchio si dovrà lavorare per non irrigidire l'anca e la caviglia oltre a non indebolire coscia e polpaccio.

Una volta tornato a casa, il lavoro dovrà essere continuato per circa 2-3 mesi prima di poter ritornare alla normale autonomia.

In caso di protesi cementata si può caricare sull'arto operato tutto il peso corporeo anche dopo pochi giorni dall'intervento perché non si deve attendere il tempo necessario alla fissazione dell'impianto.
Se la protesi non è cementata dopo pochi giorni sarà concesso solo il carico sfiorante, poi gradualmente si arriverà al carico completo.


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Alluce Valgo



L’alluce valgo è una deformità del piede molto diffusa nella popolazione adulta e anziana.
I soggetti più colpiti sono generalmente hanno un età superiore ai 40 anni e sono di sesso femminile perché è una patologia legata anche al tipo di calzature.

In principio consiste in una deviazione laterale verso l’esterno della parte distale del primo metatarso che causa un inclinazione dell’alluce verso il secondo dito; ne consegue che le due ossa non sono più in asse come dovrebbero ed è spesso associato a deformità delle altre dita.
L’avampiede si apre “a ventaglio” verso l’interno formando una protuberanza mediale del piede chiamata Cipolla o Nocetta.
Come il ginocchio, anche il piede può avere una deviazione in valgismo, cioè il primo osso metatarsale è inclinato nella direzione dell’altro piede e mentre l’alluce si avvicina distalmente al secondo dito.

Il valgismo dell’alluce, oltre i 30°, si accompagna ad una rotazione della falange e del primo metatarso.
L'alluce valgo è spesso accompagnato ad un altra deformità delle altre dita che diventano a martello o a griffe dal secondo al quinto.



Quali sono le cause?
L’ereditarietà è la causa principale di alluce valgo, solitamente ogni persona con questo difetto ha almeno un genitore o un nonno con la stessa deformità.
I sesamoidi sono due ossa molto piccole di forma quasi circolare (a esagono) nella regione distale e plantare del primo metatarso che costituiscono il punto d’appoggio più importante dell’avampiede
La lussazione di queste due ossa nello spazio intermetatarsale comporta uno stravolgimento anatomico e biomeccanico; infatti queste ossa danno inserzione al Muscolo flessore breve dell’alluce e all’Abduttore dell’alluce.
All’orgine dell’alluce valgo ci sono diverse teorie, il piede piatto, egizio (cioè con l’alluce più lungo del secondo dito) e pronato sono fattori che hanno un ruolo chiave nell’avvio di questo processo.



Le calzature sono un elemento importante per l’alluce valgo acquisito, se sono strette in punta spingono le dita esterne verso quelle centrali e i tacchi alti aggravano la situazione aumentando la pressione.
La scarpa stretta e con il tacco alto non è proprio la causa della deformità, può essere l’elemento che provoca i sintomi perché la pressione e lo sfregamento con la cipolla causano infiammazione, borsite e quindi dolore.
L’alluce valgo può essere anche la conseguenza di un artrite, una patologia neuromuscolare, un processo infettivo o un trauma.

 Ho visto signore che presentano un alluce valgo grave, che si sovrappone al secondo dito o che spinge il secondo dito sul terzo, che non avvertono dolore.

Quali sono i sintomi?
Il sintomo principale è il dolore camminando con le scarpe e con la pressione, l'intensità non è altissima, è sopportabile.
La sede del dolore è inizialmente sulla nocetta infiammata, successivamente può ampliarsi sulla pianta del piede.
Un’altra cosa che ho notato è la minor stabilità in condizioni di scarso equilibrio come ad esempio sulle tavolette basculanti.



Come si effettua la Diagnosi?
L’Alluce Valgo è visibile ad occhio nudo, se il paziente ha deciso di sottoporsi ad intervento chirurgico è necessaria la radiografia che mostra la posizione delle ossa e l’angolo di valgismo.



Qual è la terapia?



Negli stadi iniziali, cioè quando il dolore è intermittente, l’infiammazione della cipolla generalmente risponde bene al trattamento conservativo con le terapie fisiche, il Laser CO2 ha dato ottimi risultati in poche sedute.

Quando il dolore è costante e coinvolge la nocetta ma anche l’avampiede, il paziente può decidere di intervenire chirurgicamente.
Esistono diverse tecniche chirurgiche per l’intervento, l’ortopedico valuterà il soggetto, l’età, se ha il piede piatto, lo sport eventualmente praticato ecc., in base a questo consiglierà al paziente il metodo più adatto.


Piede valgo operato
In quest'immagine si vede lo stesso piede (sinistro) dopo aver effettuato per una settimana una seduta di Tecar Terapia al giorno, in cinque sedute si è ottenuto un notevole miglioramento in termini di gonfiore e dolore, la paziente ora riesce a calzare scarpe normali e a guidare.
Da notare che anche l'altro piede (destro) è stato operato 6 mesi prima ed ora è completamente recuperato.
Per qualunque dubbio chiedere al dott. Defilippo sul suo forum.


L’operazione si esegue in day hospital, spesso i pazienti tornano a casa il giorno stesso camminando con le stampelle, devono aspettare almeno un giorno prima di poter appoggiare il piede a terra.
Nel primo mese il piede sarà gonfio e saranno necessarie scarpe molto larghe.
Il dolore migliorerà lentamente, ma nei primi tempi non sarà possibile fare lunghe camminate, è consigliabile tenere il piede sollevato appoggiandolo su uno sgabello e muovendo le dita.

Ho ottenuto buoni risultati con le terapie fisiche (Laser CO2, Tecar e Ultrasuoni) per il dolore e per sgonfiare il piede.



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domenica 9 giugno 2013

Necrosi

Ci sono sei tipi diversi di necrosi.
È importante sapere queste informazioni perché possono dare un indizio sul motivo per cui il tessuto è morto.
Con questo elenco si rende più facile il confronto, il tipo di necrosi può essere:

Coagulativa - Si trova in caso di infarto, ischemia di qualsiasi tessuto (tranne il cervello), rabdomiolisi (necrosi muscolare) ecc. È causato dalla mancanza di rifornimento del sangue, i fattori di rischio sono l'arteriosclerosi e il diabete
Complessivamente: il tessuto è duro L'escara è un materiale secco, nero, duro, generato dalla distruzione delle cellule e dei vasi sanguigni, si trova per esempio nelle piaghe da decubito che causano un ulcera della pelle.
A livello cellulare: Le membrane della cellula sono conservate e tutto appare rosso.


Liquefazione - Si trova durante le infezioni e per qualche ragione sconosciuta negli infarti cerebrali È causato dai neutrofili che rilasciano il loro contenuto tossico, "liquefazione" del tessuto Complessivamente: il tessuto è cremoso ed è presente liquido giallo (pus) A livello cellulare: molti neutrofili e detriti cellulari.

Caseosa - Si trova in caso di tubercolosi
È causato dal tentavito del corpo di isolare e uccidere il micobatterio con i macrofagi
Complessivamente: Si vede materiale bianco, morbido, simile al formaggio (da qui il termine "caseosa") A livello cellulare: cellule frammentate e detriti circondati da un collare di linfociti e macrofagi (granuloma).


Grassa - Si trova nella pancreatite acuta
Le cellule danneggiate rilasciano la lipasi, che divise gli esteri di trigliceridi all'interno delle cellule di grasso
Complessivamente: la consistenza è simile al gesso, ci sono aree bianche per la combinazione tra nuovi acidi grassi e calcio (saponificazione)
A livello cellulare: contorni ombrosi delle cellule adipose morte; a volte c'è un immagine bluastra per le calcificazioni.

Fibrinoide - Questo tipo si vede nelle reazioni immunitarie nei capillari sanguigni
I Complessi di antigeni e anticorpi (immunocomplessi) si uniscono con la fibrina
Complessivamente: cambiamenti troppo piccoli per essere visti
A livello cellulare: le pareti dei vasi si ispessiscono e diventano di colore rosso-rosato perché si depositano i fibrinoidi che derivano dalla fibrina.

Gangrenosa - Si vede questo tipo quando un intero arto perde l'apporto di sangue e muore (solitamente la gamba) In realtà questo non è un diverso tipo di necrosi, ma alcune persone usano questo termine nella pratica clinica
Complessivamente: la pelle appare nera e morta; il tessuto sottostante si trova in diversi stadi di decomposizione
A livello cellulare: inizialmente c'è una necrosi coagulativa provocata dalla perdita del rifornimento di sangue (questa fase è chiamata "gangrena secca");
Se si sovrappone l'infezione batterica, avviene la necrosi con liquefazione (questa fase è chiamata "gangrena umida").
La cancrena umida può provocare una necrosi infettiva, il caso più frequente è la cancrena gassosa.
Il dott. Defilippo risponde a qualunque domanda sul suo forum.


domenica 26 maggio 2013

Epicodilite

L’epicondilite è la tendinopatia inserzionale degli estensori e supinatori del polso: estensore radiale breve, ulnare lungo del carpo, estensore comune delle dita, breve supinatore.
Tennista, sportivo spesso affetto dall'epicondilite.
© Lovrencg-fotolia.com

Chi soffre di epicondilite non riesce ad aprire la porta o a versare l’acqua dalla bottiglia perché avverte dolore di media intensità, non  insopportabile.
Spesso non si evidenzia un versamento articolare.
  
Molto spesso i tendini infiammati non sono quelli degli estensori, ma il supinatore e per saperlo dobbiamo fare l’esame clinico con i testi muscolari
Nello sport il 40/50% dei tennisti amatori ha la tendinite del gomito.
Ogni tennista ha la sua racchetta personale per prevenire l’epicondilite.
Anche il lavoratore dell’edilizia con l’utilizzo della cazzuola può incorrere in questa patologia.
Spesso soffrono di epicondilite anche i suonatori: chitarra, tromba, saxofono ecc.

La cosa più importante è affrontare il disturbo prima possibile perché le tendinopatie tendono a cronicizzarsi con deposito di sali di calcio (formazione di calcificazioni) e degenerazione del tessuto, quindi una terapia tardiva può richiedere anche alcuni mesi e anche l'intervento chirurgico.





Qual'è l'esame strumentale più adatto?

L'ecografia è l'esame indicato per stabilire se siamo in presenza di Epicondilite, anche se non sempre ci dà una risposta certa, a volte i tendini sono lievemente ipoecogeni con un aumento di spessore, caratteristica tipica delle tendinopatie.


Come si arriva alla diagnosi?
La diagnosi della tendinopatia del gomito è essenzialmente clinica con la conferma dell'ecografia.
Se applico il test che consiste nell'alzare la mano pronata e il paziente non prova dolore o fastidio, significa che non ha l'epicondilite degli estensori.
Se invece gli chiedo di ruotare verso l’esterno la mano (supinazione) e fa male, significa che la flogosi riguarda i muscoli supinatori.
Potrebbe avere una tendinite sia agli estensori che al supinatore, inoltre possono presentarsi delle calcificazioni.


Cosa fare? Qual'è la terapia?
Si deve procedere in diversi modi per rimuovere l'infiammazione, togliere la causa dell'epicondilite ed evitare le recidive.
Come terapia si modifica il gesto sportivo e si tiene il bracciale anti-epicondilite che serve a scaricare le forze non sul gomito ma distalmente. E’ come spostare di pochi centimetri l’inserzione dei muscoli verso la mano.
L’atleta con il tutore può giocare a tennis, deve metterlo con il braccio rilassato.



Spesso la causa del dolore è un cattivo utilizzo del gomito causato da uno slivellamento del radio sull'ulna causato dai traumi o dai microtraumi nel caso del tennista, quindi con la terapia manuale si può dolcemente rimettere in asse le due ossa.
Con la manipolazione della fascia si eliminano le aderenze che si sono formate nei muscoli e nel tessuto connettivo del braccio e causano dolore, perdita di forza e limitazione del movimento.

Molti pazienti guariscono dall'epicondilite con la terapia fisica: laser, onde d’urto o ultrasuoni.
Una piccola percentuale di pazienti guarisce anche con la crioterapia.

Terapie manuali meno efficaci ma che possono dare sollievo in caso di epicondilite sono le trazioni (pompages), lo stretching e il massaggio trasverso profondo.
In ultima istanza, se le terapie conservative non danno risultati dopo un anno si può pensare a un intervento chirurgico.
Potete chiedere informazioni al dr. Defilippo qui.

L'epitrocleite
L’epitrocleite la tendinite del gomito opposta all’epicondilite, la fitta è localizzata a livello dell’epitroclea, può interessare il pronatore o i flessori del polso e delle dita.Il caso tipico è il gomito del golfista che può condurre nei non professionisti all’infiammazione di questi tendini.

La terapia è la stessa dell’epicondilite.




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