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giovedì 30 ottobre 2014

Borsite del ginocchio


Cos'è la borsite del ginocchio?
Borsite significa infiammazione della borsa sierosa, cioè una piccola struttura chiusa con all'interno del liquido sinoviale.
Questa borsa serve per favorire lo scorrimento di tendini e legamenti. 
Se la borsa si infiamma, cresce la produzione di liquido sinoviale, quindi aumenta il volume fino a formare una bolla visibile a occhio nudo.
In certi casi si lesionano alcuni vasi sanguigni presenti all'interno della borsa e riversano del sangue all'interno che si accumula formando un ematoma, questo è il caso della borsite emorragica.
La borsa del ginocchio è tra quelle che più facilmente va incontro ad infiammazione, insieme a quella della spalla, del gomito e dell'anca.

La borsite infiammatoria è provocata da un infiammazione ed è la più frequente, questa può essere:
  • da sovraccarico se è provocata da attività ripetitive non fisiologiche;
  • chimica se è causata da certe sostanze;
  • settica se è la conseguenza da un infezione batterica o virale.


Quali sono i sintomi della borsite del ginocchio?
La sintomatologia della borsite del ginocchio comprende dolore, zoppia, limitazione funzionale e rigidità.
Il paziente lamenta delle fitte molto intense, come delle stilettate.
I segni sono gonfiore causato dall'aumento del liquido sinoviale, se l'infiammazione è accompagnata da infezione il ginocchio sarà rosso e caldo.
La tumefazione può essere molto voluminosa e sembrare una palla davanti al ginocchio.
Una borsite emorragica sarà caratterizzata da un ematoma ben visibile.
Se si preme sulla borsa o si eseguono movimenti di flessione ed estensione del ginocchio si esacerbano i sintomi.

La borsite settica provoca anche la febbre, generalmente è presente una ferita da cui è partita l'infezione.



Cause della borsite del ginocchio?
La borsite del ginocchio può essere provocata da una pressione continua, da un trauma diretto o microtraumi ripetuti o dalla ripetizione prolungata di alcuni gesti e movimenti.
Le persone che stanno inginocchiate tutto il giorno, per esempio i posatori e certi falegnami possono sviluppare una borsite.
Gli atleti che giocano a rugby, calcio, football o arti marziali rischiano di avere questo disturbo, anche i pallavolisti possono esserne interessati perché cadono spesso sul ginocchio.
L'infiammazione della borsa della zampa d'oca o del semimembranoso è provocata da sovraccarico funzionale.
Tra i fattori che possono predisporre alla borsite sono le malattie autoimmuni come l'artrite reumatoide e la gotta.




Quali sono gli esami strumentali utili per la diagnosi di borsite del ginocchio?
Generalmente l'esame clinico, l'osservazione dell'area dolente, la palpazione e l'anamnesi sono sufficienti al medico per arrivare alla diagnosi di borsite al ginocchio.
Se il dottore ritiene utile approfondire per assicurarsi che non ci siano fratture, può prescrivere una radiografia per accertarsi che non ci siano fratture o altri disturbi di tipo osseo.
La conferma della borsite arriva da un ecografia muscolo-scheletrica che riesce mostra i tessuti molli: muscoli, tendini, legamenti, borse, ecc.
Il medico può prescrivere anche gli esami di laboratorio e può far analizzare il liquido interno della borsa.


Come si arriva alla diagnosi di borsite del ginocchio?
Il medico eseguirà la palpazione sulla zona infiammata, controllerà l'anamnesi, farà i test muscolari e verificherà la presenza dei segni caratteristici della patologia.
Se lo ritiene utile prescriverà degli esami strumentali (ecografia, radiografia) e degli esami di laboratorio (esami del sangue, analisi del liquido della borsa).
La diagnosi differenziale si fa tenendo presente che il paziente potrebbe avere una frattura ossea oppure una contusione con ematoma, ma in quest'ultimo caso i sintomi sono diversi perché non c'è una riduzione dell'ampiezza del movimento.
Il medico di base può indirizzare il paziente ad un ortopedico che faccia la diagnosi e imposti la terapia.


Qual'é la terapia per la borsite del ginocchio?
La terapia varia in base al tipo di borsite di cui soffre il soggetto.
In ogni caso, appena si presenta la patologia bisogna applicare la crioterapia o ghiaccio per evitare l'aggravamento dell'infiammazione.
Il ghiaccio si tiene per 20 minuti, tre volte al giorno, non serve tenerlo di più.
Se la borsite è emorragica, traumatica o infiammatoria da sovraccarico si tratta allo stesso modo, quindi con riposo, crioterapia, protezione della zona con ginocchiera per evitare ulteriori traumi.
Le terapie possibili sono:
Se le terapie non fossero sufficienti l'unica possibilità è chirurgica di pulizia ed eventualmente di rimozione della borsa.
L'intervento consiste in un incisione sulla pelle sopra alla borsa e nell'asportazione totale della borsa.
L'operazione si esegue in anestesia locale, non si fa in day hospital, il paziente viene ricoverato per una notte.

In caso di borsite settica il medico può prescrivere gli antibiotici.

Per qualunque dubbio chiedere al dottor. Defilippo qui nel forum.

Come si previene la recidiva in caso di borsite del ginocchio?
La prevenzione si attua cercando di evitare le situazioni che possono provocare la borsite, quindi le posizioni inginocchiate se proprio si devono mantenere, è meglio appoggiarsi su una superficie morbida come un cuscino.
Lo sport e le attività lavorative che prevedono un movimento ripetitivo per lungo tempo è meglio ridurle al minimo possibile.


Ambulatorio Privato di Fisioterapia 
Dr. Massimo Defilippo Fisioterapista
Tel 0522/260654 

Via Roma 18, 42048 Rubiera (RE)

Aut. Sanit. n° 3138 del 16/02/2009 Dir. San Dr. Defilippo Giovanni Medico Chirurgo

Borsite del calcagno


Che cos'é?
La borsite calcaneare è una patologia infiammatoria che colpisce le borse sierose relative al tallone: la borsa retrocalcaneare e la borsa sottocutanea.
Questo contenitore pieno di liquido serve per diminuire l'attrito tra i tendini e le ossa oltre a distribuire in maniera omogenea il carico sull'articolazione.
La borsa retrocalcaneare si trova nella parte dietro al tallone, tra questo e il tendine d'achille.
La borsite calcaneare consiste nell'infiammazione di una borsa sierosa che si gonfia di liquido e aumenta di volume.
Il tallone è un osso fondamentale nella dinamica del cammino dato che è il primo ad appoggiare a terra e a tramettere il peso del corpo sul terreno.

Le borsiti possono essere:
  • ·        fisiche, se sono causate dal sovraccarico o dall'eccessivo sfregamento delle strutture circostanti;
  • ·        chimiche, se sono provocate da alcune sostanze derivate da processi infiammatori e degenerativi dei tendini;
  • ·        settiche, se sono causate da batteri come lo stafilococco;
  • ·        emorragiche, se accadono in seguito a traumi che riempiono di sangue la borsa.



Quali sono le cause dalla borsite calcaneare?
Le cause principali della borsite sono i traumi, in particolare nel caso della borsa retrocalcaneare si vedono parecchi sportivi che hanno subito delle distorsioni della caviglia o contusioni.
Gli atleti che corrono molto: calciatori, runner, podisti, giocatori di volley o pallavolo, basket, rugby ecc. possono sviluppare questo disturbo a causa del continuo sfregmento dei tendini provocato dal movimento della caviglia.
Lo sport su terreni duri può obbligare il tallone a lavorare male per assorbire gli urti durante la corsa e i cambi di direzione.
Il cambio di calzature può causare un sovraccarico del tendine d'achille, soprattutto se si passa da scarpe con tacco alto che tengono il tendine accorciato e rilassato a scarpe da ginnastica o senza tacco che mettono in stiramento il tendine d'achille.
Anche una scarpa troppo larga o slacciata come usano spesso i giovani può causare uno strofinamento sulla zona posteriore del tallone che contribuisce a infiammare la borsa.
Gli sportivi della domenica sono altri soggetti che possono sviluppare una borsite calcaneare perché provocano delle sollecitazioni ad un tendine che non è abitutato.

Anche le patologie reumatiche possono causare una borsite calcaneare, in particolare


  1. gotta;
  2. artrite reumatoide;
  3. collagenopatie


Quali sono i sintomi della borsite calcaneare?
Chi è affetto da borsite calcaneare avverte dolore durante il cammino, durante i movimenti della caviglia anche senza carico e alla pressione sull'infiammazione, nei casi più gravi può essere insopportabile.
Il fastidio è localizzato nella regione posteriore e superiore del tallone e si presenta alla pressione, durante il cammino e la corsa.
Nel caso di borsite post-traumatica è possibile avvertire dolore nei movimenti senza carico, per esempio da sdraiato.
Lo stiramento del polpaccio causa un allungamento del tendine d'achille, quindi può provocare fitte nei pazienti con borsite calcaneare.

Come si arriva alla diagnosi?
Per la diagnosi di borsite calcaneare si fa un ecografia al tallone, l'ecografista vede l'ispessimento della borsa che si trova dietro al calcagno.
Il medico cercherà i segni e i sintomi tipici del disturbo e con l'anamnesi stabilirà se il fastidio è causato dalla borsa oppure da altre patologie del piede.

Per qualunque domanda chiedere al Dott. Defilippo nel forum.




Cosa fare? Qual'è la terapia più adatta?
La borsite calcaneare infiammatoria dev'essere trattata sotto tutti gli aspetti, è necessaria prevenzione di recidive, la risoluzione dell'infiammazione e la rimozione della causa del disturbo.
Uno sportivo che sovraccarica il tallone e il tendine d'Achille dovrà mettersi a riposo per un breve periodo, poi avrà bisogno di correggere la calzatura, il terreno di gioco odi inserire un plantare nella scarpa per rendere omogeneo l'appoggio del piede.
Se questo non fosse sufficiente il medico deciderà se iniziare una terapia antinfiammatoria a base di farmaci e infiltrazioni o la fisioterapia.

Se il disturbo è post-traumatico ci si concentrerà sull'infiammazione e sulla modificazione anatomica che hanno subito le ossa del piede, infatti un trauma può spostare il tallone rispetto all'astralago o alla tibia e al perone.
Questo slivellamenti minimo, millimetrico cambiare lo scorrimento delle ossa tra loro e mantenere l'infiammazione.
Se la borsite persiste per diversi giorni è opportuno andare dal medico di base o dallo specialista (fisiatra oppure ortopedico) che deciderà se prescrivere antinfiammatori o terapie fisiche (ad esempio la Tecar® o  la magnetoterapia) e manuali.

Una borsite provocata dal cambio di calzatura dovrà essere curata tornando alla vecchia scarpa o semplicemente inserendo un plantare che abitua il piede ad appoggiare correttamente a terra.

Se la causa della borsite è una patologia reumatologica come la gotta, il medico che se ne occupa è il reumatologo che consiglierà una terapia farmacologica.


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lunedì 11 marzo 2013

Frattura del ginocchio

Cosa vuol dire frattura della clavicola?


È la rottura dell’osso della clavicola, cioè quello che si trova esattamente sopra il petto. Spesso, la frattura è scomposta, cioè i due monconi non combaciano lungo la rima di frattura, ma l'incidente causa la rotazione o lo spostamento di un frammento rispetto all'altro. In caso di frattura scomposta, si vedrà a occhio nudo uno "scalino" nel punto di rottura.  

Anatomia della clavicola.

La clavicola è un osso lungo e stretto a forma di “S” che collega il manubrio dello sterno alla scapola, precisamente all’acromion. L’articolazione della spalla è la più mobile del corpo umano perché il braccio è collegato al tronco attraverso due ossa molto flessibili: la scapola e la clavicola, che sono libere di ruotare, sollevarsi e abbassarsi.
Questa mobilità comporta una minor resistenza ai traumi rispetto ad anca e bacino che sono molto più rigide, ma non si lussano facilmente.
La clavicola ha anche la funzione di proteggere:
  • i nervi del plesso brachiale che innervano la spalla e tutto il braccio;
  • i vasi sanguigni che decorrono dal cuore al braccio

Chi sono i soggetti colpiti?
La frequenza di fratture della clavicola è relativamente elevata rispetto alle altre ossa, colpisce soprattutto i giovani che praticano sport in cui è possibile cadere a terra; si vedono spesso ciclisti, sciatori, motociclisti, motocrossisti, rugbysti ecc. Il meccanismo traumatico che rompe l'osso è la caduta sulle mani, raramente la causa è un trauma diretto perché bisognerebbe atterrare tra la spalla, il petto e il mento. Durante il parto, la frattura claveare può capitare ai neonati se la nascita è difficile a causa delle dimensioni del nascituro. I bambini piccoli subiscono le fratture a legno verde, ovvero lesioni dell'osso che non coinvolgono il periostio: il rivestimento osseo.  

Quali sono i sintomi della frattura della clavicola?

I soggetti colpiti avvertono dolore insopportabile, gonfiore, rossore e calore, tipici di un infiammazione. Il movimento del braccio è quasi impossibile: ruotare, sollevare o portare indietro la spalla provoca molto dolore. I movimenti del collo possono dare fastidio perché avvengono con la contrazione del muscolo sternocleidomastoideo, che si inserisce sulla clavicola. In caso di frattura scomposta, si noterà una sporgenza ossea, soprattutto quando l'edema infiammatorio si riduce di volume.

I nervi del plesso brachiale che permettono il movimento del braccio, originano dal midollo spinale cervicale e decorrono sotto la clavicola. Se i frammenti di clavicola ledono questi nervi, si può verificare una paresi del braccio fino alle dita della mano, oltre alla perdita di sensibilità lungo l'arto superiore. I monconi ossei della frattura claveare possono lesionare un arteria o una vena, in particolare la succlavia che decorre posteriormente alla clavicola. In rarissimi casi, un frammento di clavicola penetra nel polmone causando uno pneumotorace.  



Come si arriva alla diagnosi?

La prima cosa da fare è una corretta anamnesi per capire il meccanismo di lesione. L'esame clinico mostra l'impossibilità a muoversi, i segni dell'infiammazione, l'intensità e la sede esatta del dolore Per la diagnosi serve la radiografia che mostra un infrazione oppure una rottura con due o più frammenti di osso. Clinicamente, per i primi 3 giorni il dolore è costante e molto forte, successivamente si sente solo con il movimento e la pressione. In pronto soccorso valutano lo stato di: nervi, vasi sanguigni e polmone, con gli esami strumentali indicati.  

Cosa fare? Qual è la terapia?

Nella prima fase, se la frattura è composta, è necessario un bendaggio alla "Desault" del braccio unito al torace. Se si tratta di una rottura scomposta, verrà prescritto un tutore a "8" che spinge posteriormente e in basso la clavicola per tenere vicini i due monconi. Indossare questo tutore è necessario per una corretta riparazione della clavicola, ma può causare perdite di sensibilità e formicolio nella regione ascellare e nelle dita della mano.
Di solito, quando si smette di utilizzare il tutore, questi sintomi neurologici regrediscono progressivamente in 1-2 mesi,. La Magneto Terapia a bassa frequenza aiuta la formazione del callo osseo perché stimola gli osteoblasti a depositare il calcio nell'osso e a fissarlo. Quando la frattura si consolida e la calcificazione è visibile dalla radiografia, si deve iniziare prima possibile la fisioterapia (fkt) e riabilitazione per ridare alla spalla il movimento completo, la forza muscolare pre-trauma e soprattutto per far passare il dolore.
Gli esercizi devono essere eseguiti in tutti i piani di movimento: frontale, longitudinale e orizzontale per ridare alla spalla la mobilità nei movimenti di sollevamento, depressione, rotazione, abduzione e adduzione.
L'intervento chirurgico è necessario in caso di frattura esposta, cioè con l'osso che perfora la pelle ed esce a contatto con l'esterno oppure in alcuni tipi di frattura scomposta. Se la frattura è scomposta, nella maggior parte dei casi non si opera perché la guarigione clinica avviene anche se le ossa non si rimarginano correttamente.  

Quali sono i tempi per la completa ossificazione e per ritornare all’attività quotidiana? Generalmente, un maschio giovane con frattura incompleta impiega 2 mesi per guarire, con la magneto terapia i tempi possono anche dimezzarsi. Gli adulti migliorano più lentamente, mentre per gli anziani che hanno una frattura scomposta, possono essere necessari anche 4 mesi. Se rimane dolore residuo, è consigliabile eseguire un ciclo di terapie fisiche che aumentano la vascolarizzazione e riducono i sintomi, come ad esempio la laser terapia
Gli esiti sono rappresentati principalmente dalla viziosa consolidazione, inoltre rimane un danno estetico perché si vede e si sente lo "scalino" tra i due monconi, ma non permane la limitazione funzionale.  
Chiedi un consiglio al dottore nel suo forum.


Dr. Massimo Defilippo Fisioterapista
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venerdì 1 marzo 2013

Metatarsalgia



Cos'è la metatarsalgia?

Metatarsalgia significa dolore nella zona distale del piede, in corrispondenza delle ossa metatarsali, vicino alle articolazioni con le falangi prossimali delle dita. Il piede si può dividere in due regioni, quella prossimale è il retropiede che comprende il calcagno (tallone), mentre quella distale si chiama avampiede e termina con cinque ossa lunghe (metatarsi) collegate alle dita. Questa sindrome può essere accompagnata da alcune deformazioni come: l'alluce valgo, le dita a martello o il piede piatto, ma spesso compare in soggetti con piedi normali. La metatarsalgia può avere diverse origini: anatomica-biomeccanica e secondaria.


Metatarsalgia anatomica-biomeccanica

È possibile che il peso gravi su una zona ristretta dell’avampiede perché i metatarsi hanno una lunghezza diversa o sono inclinati in maniera anomala. Questo  provoca la formazione di un callo nella regione anteriore della pianta del piede oltre ad un forte dolore. Le alterazioni anatomiche possono derivare da eventi traumatici, dall’alluce valgo o dall’artrite delle ossa sesamoidi. Un’altra causa di metatarsalgia è la disidratazione e la perdita di elasticità del pannicolo adiposo che si trova nell'area plantare del piede, e funge da ammortizzatore durante la deambulazione. Per evitare il dolore della metatarsalgia, il soggetto colpito cerca un maggior appoggio sulle dita del piede, con gli anni questo può portare alla deformità delle dita a martello o a griffe.  




Metatarsalgia secondaria

La metatarsalgia può derivare anche da patologie sistemiche come il diabete che può provocare alcune ulcerazioni della pianta del piede, malattie reumatiche come la gotta o l'artrite reumatoide, patologie vascolari o infezioni (artrite settica). Non bisogna confondere la metatarsalgia con il neuroma di Morton che consiste nella degenerazione del nervo digitale. È una patologia benigna che provoca dolore nello spazio intermetatarsale tra il secondo, il terzo e il quarto metatarso. Il Neuroma di Morton causa un fastidio costante, anche durante la notte, mentre la metatarsalgia provoca dolore solo mentre si cammina.  

Quali sono i sintomi?

Generalmente il paziente riferisce un forte dolore nell’avampiede, generalmente sotto la pianta, ma può comparire anche nella regione dorsale del piede. I sintomi peggiorano camminando e alla fine di una giornata lavorativa in piedi, invece quando si sta seduti o sdraiati non provoca fastidio. Il dolore è molto intenso, quindi il paziente cerca di attenuarlo appoggiando in maniera scorretta o caricando il peso sull’altro arto inferiore; a lungo termine la posizione scorretta può dare altri sintomi come il mal di schiena.  


Come si diagnostica la metatarsalgia?

Per arrivare alla corretta diagnosi di metatarsalgia è necessario un attento esame clinico svolto da un medico che dopo aver ragionato sull’anamnesi controlla i sintomi del paziente ed eventuali segni, in questo caso cerca delle callosità. Gli esami strumentali di cui si può avvalere sono:
  1. Una radiografia per evidenziare alterazioni anatomiche o biomeccaniche.
  2. Se il dottore sospetta un neuroma di morton può prescrivere un’ecografia, infatti le lastre mostrano solamente le ossa, mentre per vedere i tessuti molli è necessario l’esame ecografico.
  3. La baropodometria è un esame che si svolge in piedi, cammiando su una pedana collegata ad un computer che misura la distribuzione del carico nelle due piante del piede. Da questi dati può risultare un eventuale squilibrio nell’appoggio del peso che può far pensare ad una metatarsalgia anatomica-biomeccanica.
Hai un dubbio, apri una discussione sul forum del dottore.



Qual è la terapia più adatta?

Gli sportivi colpiti da questa sindrome dolorosa devono concedersi un periodo di riposo o sostituire la corsa con altre attività (nuoto, ciclismo, ecc.). Per eliminare il dolore generalmente si consigliano terapie fisiche (laser CO2, ultrasuoni in immersione, ecc.) oppure terapie manuali per eliminare le tensioni che causano un cattivo appoggio. Finché non si è risolta del tutto la metatarsalgia, è necessario l’utilizzo di scarpe larghe che non esercitano una forte pressione sulla parte esterna dei metatarsi. È utile un ortesi plantare che distribuisca uniformemente il peso del corpo su tutti i metatarsi. Nei casi che non rispondono alle terapie, dopo almeno sei mesi dalla comparsa dei sintomi, si può considerare anche l’intervento chirurgico, però non sempre è risolutivo, quindi è necessario consultare un bravo ortopedico che sappia spiegare al paziente i benefici e i possibili rischi.  




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lunedì 25 febbraio 2013

Artrosi vertebrale



Che cos'è?

Spondiloartrosi vuol dire semplicemente artrosi della colonna vertebrale.
È caratterizzata da alterazioni degenerative delle strutture osteo-legamentose, articolari e discali.
L’età e l'ereditarietà sono le cause primarie della spondiloartrosi, oltre a: disfunzioni ormonali, obesità e alcuni fattori ambientali come il tipo di lavoro. Invecchiando, il contenuto acquoso del nucleo polposo diminuisce, quindi gradualmente perde la sua funzione di ammortizzatore, finché il peso corporeo grava completamente sull’anulus fibroso.
Questo processo provoca la riduzione degli spazi intersomatici vertebrali e aumenta il rischio di protrusione o ernia del disco, cioè frammenti di disco che si spostano dalla loro sede e vanno a comprimere le radici spinali o il midollo spinale.
Un appianamento o riduzione della fisiologica lordosi cervicale può causare un artrosi precoce perchè il carico grava su una superficie più ristretta, quindi in quest'area la cartilagine si usura.



È fondamentale capire che quando si legge nel referto della risonanza o radiografia il termine rettilinizzazione cervicale, non significa che questa è la causa del fastidio. 
Anche l'iperlordosi non può essere causa di dolore, tranne in rarissimi casi molto gravi.
L’eventuale pressione sulle radici nervose è accompagnata da sintomi radicolari.
Per capire meglio cosa succede, bisogna pensare che l’osso non è una realtà statica, ma si modifica lentamente per tutta la vita, anche nell’età adulta, se questo non succedesse, non potremmo guarire dalle fratture.
Un fenomeno tipico è l’Osteosclerosi subcondrale, cioè un addensamento di tessuto osseo nelle zone di maggiore carico, alternato a quadri di rarefazioni ossee: "cavità pseudocistiche o geodi".
Esiste un tipo di spondilo-artrosi meno frequente a carico delle articolazioni vertebrali apofisarie, nella parte posteriore della colonna.
In questo caso, la cartilagine situata tra due vertebre adiacenti tende a diventare sottile per colpa dell’usura. In genere la spondilosi provoca dolore al collo e alla zona occipitale.
Questa patologia colpisce quasi esclusivamente il tratto cervicale e lombare, cioè le zone più mobili del rachide.



Il trattamento

L’artrosi è una patologia cronica e degenerativa, chi ne è affetto non può guarire con le attuali terapie, ma può eliminare i sintomi.
Questa patologia è asintomatica nella maggior parte dei pazienti, infatti ci sono persone molto anziane che non sentono dolore, nonostante abbiano l’artrosi in tutto il corpo, anche in stadio avanzato.
Può capitare che il movimento, tanti microtraumi o semplicemente il carico prolungato del peso corporeo, causino l’infiammazione dell’articolazione e quindi la limitazione articolare.
La cura può essere farmacologica con analgesici o antinfiammatori prescritti dal medico. Per la riduzione del dolore, il trattamento più indicato è il calore, in particolare la laserterapia perché risolve la flogosi dell’articolazione.

La terapia più indicata per togliere la rigidità muscolare è il massaggio terapeutico unito alla mobilizzazione passiva e allo stretching del collo, ovvero della colonna vertebrale cervicale.
Il pompage e le trazioni sono tecniche che mettono in tensione la cervicale. Queste terapie possono velocizzare la guarigione perché "allungano" il collo, migliorando la circolazione tra le vertebre, ma bisogna stare attenti ad eventuali osteofiti a becco che potrebbero comprimere le radici spinali. L'artrosi se non viene curata può provocare un fastidio cronico, ci sono pazienti che ne soffrono per decine di anni.
Fai una domanda al dottore sul suo forum.

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martedì 19 febbraio 2013

Lussazione di spalla

Cos’è la lussazione?

La lussazione consiste nel distacco del braccio dalla spalla, la definizione è la perdita completa e permanente dei rapporti articolari tra la cavità glenoidea della scapola e la testa dell’omero. Spesso, i pazienti entrano in ambulatorio dicendo: "mi è uscita la spalla".
Colpisce soprattutto i giovani e gli adulti tra i 20 e i 40 anni, raramente interessa gli anziani e i bambini. La stragrande maggioranza delle lussazioni avvengono nei soggetti di sesso maschile.
La lussazione più comune è quella anteriore, in cui l’omero si sposta davanti alla glena della scapola.
Quando succede, il soggetto avverte un dolore trafittivo, molto intenso e non riesce a muovere il braccio.
È fondamentale recarsi subito al pronto soccorso per far ridurre la lussazione dall’ortopedico, se ciò avviene dopo 24 ore può compromettere il futuro utilizzo della spalla.
Il paziente si presenta sorreggendo il braccio lussato con quello sano ed ha una spalla visibilmente deformata.



Nella sublussazione i capi articolari perdono i rapporti reciproci in maniera incompleta e temporanea, non è necessaria la riduzione perché la situazione tende a ritornare alla normalità con il tempo.  

 

Premessa anatomica
Radiografia di spalla normale ridotta dopo lussazione.

L’articolazione della spalla è la più complessa del corpo umano e permette all’omero di muoversi in tutti i piani di movimento: sagittale, frontale e orizzontale. Questa libertà di movimento è possibile perché l’articolazione gleno-omerale lavora in sinergia con il complesso formato da scapola e clavicola. La giuntura dell’Anca, tra femore e bacino, pur permettendo il movimento su tutti i piani, permette movimenti più limitati della spalla. La testa dell’omero è circondata dalla cavità glenoidea solo per il 30% circa della sua superficie. Per mantenere il braccio unito al tronco sono necessari mezzi di unione capsulo-legamentosi e muscolari, questo rende molto più facile il distacco tra le due ossa rispetto alla giuntura dell’anca in cui il femore è inserito per il 70% nell’acetabolo.    


Qual è la causa?

Tac di un paziente con lussazione della spalla, l'omero è uscito dalla glena e si trova al di sotto della sua sede anatomica.

Generalmente la causa di lussazione è un trauma indiretto come una caduta con le mani davanti. I soggetti più colpiti sono sportivi che praticano rugby, sci e hockey. Raramente si vedono spalle lussate a causa di un trauma diretto o un contrasto. La causa può essere anche la lassità dei legamenti perché questo comporta una minore stabilità dell’articolazione. Infine alcuni pazienti presentano lesioni capsulo-legamentose e degenerazione dei tendini che quindi non riescono a fornire la necessaria pressione della testa dell’omero verso le glena.

Quali sono i segni e i sintomi?

La testa dell’omero è visibilmente spostata dalla sua zona anatomica, quindi si può apprezzare il “segno della spallina” cioè l’acromion sembra spostato verso l’esterno rispetto al braccio.
A seguito del trauma la spalla si presenterà con edema, rossore e calda, segni tipici di infiammazione. Il paziente avverte un dolore alla spalla insopportabile e non riesce a muovere il braccio.



Come si effettua la diagnosi?

Per diagnosticare la lussazione di spalla è necessario un esame clinico che consiste nella raccolta dell’anamnesi, l’osservazione e la palpazione della spalla alla ricerca di segni tipici di lussazione: deformazione dell’articolazione della spalla, acromion sporgente e rigidità in ogni movimento del braccio. Se i sintomi sono quelli tipici di questo infortunio, l’ortopedico può chiedere la conferma radiografica.  



Cosa fare? Qual è la terapia adatta?

La prima cosa da fare è la riduzione della lussazione da parte dell’ortopedico che rimette la testa dell’omero nella cavità glenoidea con delle manovre manuali.
Dopo la riduzione, la spalla viene immobilizzata con un tutore o un bendaggio tipo Desault per un periodo di circa 3 settimane. Quando si toglie il tutore, i movimenti del braccio saranno dolorosi e la mobilità molto limitata.

Bisogna iniziare subito con la riabilitazione per riprendere la massima forza e particolarità. Per un buon recupero si accompagna la terapia fisica con Ultrasuoni, Laser CO2 o Tecar® a lunghe sedute di esercizi in palestra, prima passivo e appena possibile attivo.

I tempi di recupero sono diversi da paziente a paziente, molto dipende da quanta attività si svolge con il braccio.
È necessario almeno un mese per recuperare l’articolarità, ma per eliminare completamente il dolore potrebbe servire più tempo.
Quando si termina la riabilitazione si può tornare alla vita svolta precedentemente e all’attività sportiva. Alcune volte, soprattutto, nei giovani sportivi, si procede con l’intervento chirurgico in artroscopia per riparare le strutture lesionate: labbro glenoideo, capsula, tendini o legamenti.
Possono accompagnarsi alla lussazione anche complicanze gravi come la frattura nell’epifisi prossimale dell’omero e la lesione del nervo circonflesso.
Chiedi il parere del Dr. Defilippo nel forum.

La complicazione più frequente è la recidiva e la lassità dei legamenti che non riescono a stabilizzare la testa dell’omero nella glena. L’omero è tenuto contro la scapola per azione soprattutto di quattro muscoli che formano la cuffia dei rotatori: sovraspinoso, sottospinoso, piccolo rotondo e sottoscapolare. I tendini di questi muscoli possono stirarsi durante l’infortunio, inoltre il cercine glenoideo e la capsula possono lesionarsi parzialmente. Come conseguenza della lussazione, le strutture stabilizzatrici perdono parte della forza stabilizzatrice, quindi è sufficiente un trauma minore per avere una recidiva. L’ultimo stadio consiste nella lussazione abituale in cui è possibile che si presenti anche di notte o con sforzi minimi. La prevenzione delle recidive può essere chirurgica oppure fisioterapica, se le lesioni sono parziali con le terapie fisiche e un buon programma di rinforzo muscolare della cuffia dei rotatori si ridà la necessaria solidità alle strutture che costringono la testa dell’omero nella glena omerale.    
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Dr. Massimo Defilippo Fisioterapista Tel 0522/260654 Defilippo.massimo@gmail.com P. IVA 02360680355
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domenica 3 maggio 2009

LASER TERAPIA

Laser Terapia

Laser significa amplificazione della luce attraverso l’emissione stimolata di radiazioni.
Ogni apparecchio contiene un mezzo attivo che può essere:

  1. Solido, 
  2. Liquido,
  3. Gassoso.

Gli atomi di questa sostanza vengono colpiti da un fascio di elettroni e si eccitano, a loro volta emettono altri fotoni per tornare allo stato di riposo.
La caratteristica del laser è l’amplificazione dell’energia che arriva ad un alta intensità su una superficie molto piccola.
I laser si classificano in base alla potenza, ad esempio quelli a elio-neon o diodo semiconduttore sono a bassa potenza o soft-laser, mentre altri come ad esempio quelli Yag o Co2 sono ad alta potenza o power-laser.

Il laser CO2 che si vede nell’immagine ha 6 watt ed ha un fortissimo effetto termico, il terapista deve tenere sempre in movimento il manipolo.
Gli effetti del laser sono: antalgico, antinfiammatorio, biostimolante e decontratturante.
Questa terapia è indicata per tendinite, distorsione alla caviglia o al ginocchio, artrosi, infiammazione, edema, alluce valgo, ulcere e piaghe.

Dolore al collo

Cervicalgia: principali quadri patologici


Si parla di cervicalgia per indicare il dolore al collo, ma certe patologie cervicali possono colpire il braccio con fitte, formicolio e ipostenia oltre al capo con cefalea muscolo tensiva.
Nei casi più gravi, i sintomi possono comprendere anche nausea e vertigini.
Cervicalgia, quindi, non è una diagnosi, le cause possono essere svariate, spesso è dovuta a cattiva postura, sedentarietà e stress.
Nell’arco della vita, circa l’80% della popolazione soffre di dolori cervicali, statisticamente colpisce più le femmine che i maschi.
I pazienti che si presentano in ambulatorio generalmente hanno delle contratture nei muscoli del collo e delle spalle, cioè una contrazione muscolare, involontaria e persistente, palpabile al tatto.

Il dolore e la tensione in questa zona portano limitazione dei movimenti e quindi peggiora la qualità della vita.
Alcuni pazienti giovani, quando muovono il collo, sentono come uno scatto e le ossa che “scrocchiano”, ma non c’è da preoccuparsi perché questo è dovuto solo a bollicine di azoto che si rompono all'interno della capsula articolare delle articolazioni.

In tarda età, a causa dell’artrosi, la cartilagine si assottiglia e le ossa di un articolazione sono più vicine, quindi possono scricchiolare durante il movimento.
La cervicalgia dovuta a colpo di freddo scompare da sola in pochi giorni, a volte, invece, il dolore è legato a spasmi muscolari di difesa; ad un trauma o movimento improvviso che ha causato una sub-lussazione di una vertebra cervicale.

Cause più frequenti di dolore e perdita della motilità del rachide cervicale.


Tra le varie cause di dolore cervicale, quelle sensibili al trattamento riabilitativo sono:

· Cervicalgia posturale
Le alterazioni dell’assetto posturale sono la più comune causa di cervicalgia. Un’anamnesi attenta ed un accorto esame clinico possono essere sufficienti per effettuare una diagnosi senza ulteriori indagini ed esami diagnostici.
Generalmente i pazienti hanno un’età non superiore ai 40 anni, un’occupazione di tipo sedentario; lavorano almeno 8 ore al giorno al computer oppure guidando, trascorrono il tempo libero intenti in attività di tipo non dinamico (leggono o guardano la televisione per periodi prolungati).
Dal punto di vista clinico, di solito a livello cervicale non c’è rigidità o limitazione del movimento. Se si esegue un esame radiografico non si evidenziano anomalie.
Generalmente di notte Il dolore diminuisce, ma non sparisce completamente.
La cervicalgia spesso si associa a cefalea muscolo tensiva, causata dalla tensione dei muscoli del collo.
Il dolore è continuo e molto fastidioso, ma chi ne è affetto riesce a lavorare lo stesso.

Il trattamento:
Bisogna distinguere il dolore per infiammazione da quello per tensione muscolare e contratture.
L’infiammazione in fase acuta a livello cervicale si tratta solamente con il riposo, in fase post acuta e cronica trae giovamento dal calore, ma la semplice borsa dell’acqua calda non risolve il problema.
Per evitare l’uso di farmaci, che spesso sfocia in abuso, la terapia più indicata è il laser CO2, che ha effetto antinfiammatorio, miorilassante, antalgico e anti-edema, ha poche controindicazioni: gravidanza, tubercolosi, neoplasie.

Il dolore dato dalle contratture è di gran lunga il più frequente, soprattutto nei giovani, anch’esso viene alleviato dal calore e il trattamento più indicato è il massaggio terapeutico che di norma, nelle prime tre sedute, restituisce una buona mobilità senza dolore.

Il fisioterapista associa spesso al massaggio un altra terapia chiamata Pompage che consiste nel trazionare il collo, mantenere la tensione per almeno 30 secondi e rilasciare molto lentamente. L’effetto di questa tecnica è l'aumento dello spazio intervertebrale, il paziente avverte un piacevole rilassamento e una sensazione di leggerezza a livello del collo e della testa.
Il risultato del massaggio, però, non è eterno; chi soffre di cervicalgia posturale dovrebbe utilizzare il supporto lombare quando sta seduto (vedi figura) e quello cervicale quando dorme.

Per prolungare gli effetti del trattamento, la terapia migliore è un programma di esercizi da eseguire regolarmente almeno 3 volte a settimana. La ginnastica posturale come la Neck-School o il metodo McKenzie sono i più indicati.
Io sconsiglio di effettuare 10 massaggi consecutivi in questi casi, dato che il dolore colpisce soprattutto nelle stagioni fredde, per avere un collo sano tutto l’anno è molto meglio effettuarne uno ogni 2/3 settimane, svolgere gli esercizi Mckenzie regolarmente e seguire i consigli posturali.
In caso di cervicalgia posturale il massaggio terapeutico è indicato sia in fase acuta che cronica.
Un ottimo accorgimento per chi soffre di questa patologia è dormire in posizione supina o di fianco perché la posizione prona mantiene i muscoli del collo in tensione per tutta la notte e causa delle contratture dolorose.


· Stiramento muscolare acuto (meglio conosciuto come colpo di frusta)
Lo stiramento cervicale consiste nella lesione dei muscoli e dei legamenti posteriori e laterali del collo.
La causa classica è il tamponamento automobilistico in cui l’aumento di velocità della vettura porta il collo a sbattere contro il poggia testa in iperestensione, in seguito il capo “rimbalza” in avanti causando una brusca iperflessione della colonna cervicale.

Il trattamento
In assenza di fratture o lesioni molto gravi, il collare rigido è oggi sconsigliato.
Il paziente inizia ad avvertire i sintomi nei due giorni successivi al trauma, da questo momento dovrebbe iniziare un periodo di riposo di due giorni.
Rimanere a letto o comunque immobili per un periodo di tempo superiore ai due giorni provoca rigidità muscolare e articolare, con limitazione dei movimenti.
Per ovviare a questa conseguenza il terzo giorno bisogna riprendere le attività che non provocano dolore e soprattutto iniziare la terapia.
Per la ricostruzione dei tessuti molli lesionati e per favorire il riallineamento vertebrale è necessario aumentare la circolazione sanguigna, quindi è necessario il calore per aumentare la temperatura della zona interessata.
La borsa dell’acqua calda è utile per alleviare il dolore temporaneamente, ma non risolve il problema, invece le terapie più indicate sono il laser CO2, la tecar e il massaggio terapeutico.
Dopo alcune sedute, quando il dolore e le eventuali vertigini si riducono, si può iniziare un programma di esercizi progressivo per ripristinare la funzionalità del collo e degli arti superiori.
Un altra ottima terapia che si può iniziare dopo alcune sedute è il pompage, cioè la trazione del rachide cervicale con un rilasciamento lentissimo.
E’ importante non aspettare molto prima di iniziare la terapia perché si rischia di aggiungere alla lesione anche la rigidità da immobilità.
Io consiglio di iniziare entro una settimana dal trauma, in quanto se affrontata in tempo, si può guarire con un ciclo di 10 sedute.
E’ possibile che dopo questo ciclo rimanga un leggero fastidio alla fine del movimento di inclinazione laterale della testa, invece la rotazione e la flessione generalmente si eseguono senza dolore, questi ultimi due movimenti sono i più importanti e frequenti nella vita quotidiana.


· Spondiloartrosi cervicale
E’ caratterizzata da alterazioni degenerative delle strutture osteo-legamentose, articolari e discali.
L’età è la causa primaria della spondiloartrosi insieme all’ereditarietà, disfunzioni ormonali, obesità e alcuni fattori ambientali come il tipo di lavoro.
Invecchiando, il contenuto acquoso del nucleo polposo diminuisce, quindi viene meno alla sua funzione di ammortizzatore e Il carico grava sull’anulus fibroso.
Questo processo riduce lo spessore del disco e aumenta il rischio di protrusione o ernia del disco, cioè frammenti di disco che si spostano dalla loro sede e vanno a comprimere le radici spinali o il midollo spinale.
L’eventuale pressione sulle radici nervose è accompagnata da sintomi radicolari.
Per capire meglio cosa succede, bisogna premettere che l’osso non è una realtà statica, ma si modifica lentamente per tutta la vita, anche nell’età adulta, se questo non succedesse non potremmo guarire dalle fratture.
Un fenomeno tipico è l’Osteosclerosi subcondrale cioè un addensamento di tessuto osseo nelle zone di maggiore carico alternato a quadri di rarefazioni ossee "cavità pseudocistiche o geodi".
Esiste un tipo di spondiloartrosi meno frequente a carico delle articolazioni vertebrali apofisarie, nella parte posteriore della colonna. In questo caso tra le due vertebre adiacenti è contenuta la cartilagine che tende ad assottigliarsi con l’usura.
In genere nella spondilosi si manifesta dolore al collo e alla zona occipitale.

Questa patologia colpisce quasi esclusivamente il tratto cervicale e lombare, cioè le zone più mobili del rachide.

Il trattamento
L’artrosi è una patologia cronica e degenerativa, chi ne è affetto non può guarire con le attuali terapie. Questa patologia è asintomatica nella maggior parte dei pazienti, infatti ci sono persone molto anziane con i segni dell’artrosi in tutto il corpo anche in stadio avanzato, che non sentono dolore.
Può capitare che il movimento, dei microtraumi o semplicemente il carico prolungato del peso corporeo, portino all’infiammazione dell’articolazione e quindi limitazione articolare.
La cura può essere farmacologica con analgesici o antiinfiammatori prescritti dal medico.
Per la riduzione del dolore il trattamento più indicato è il calore, in particolare il laser CO2 perchè risolve l’infiammazione dell’articolazione.
La terapia più indicata per togliere la rigidità muscolare è il massaggio terapeutico unito alla mobilizzazione passiva e allo stretching della colonna cervicale.
Il pompage e le trazioni, sono tecniche che possono velocizzare la guarigione perchè mettendo in tensione il collo, migliora la circolazione tra le vertebre, ma bisogna stare attenti ad eventuali osteofiti a becco che potrebbero comprimere le radici spinali.


· Torcicollo
Per torcicollo si intende comunemente un forte dolore al collo causato da una posizione non fisiologica prolungata per molto tempo (per esempio una persona che tiene il collo piegato o ruotato per un ora), oppure un colpo di freddo.
E’ un disturbo che provoca una forte limitazione del movimento in tutte le direzioni, ma tende a scomparire spontaneamente nell’arco di un paio di giorni.
Per velocizzare la guarigione, si possono eseguire tutte le terapie previste per la cervicalgia posturale (borsa dell’acqua calda, massaggio terapeutico) anche in fase acuta.

Esistono forme più gravi di torcicollo che possono essere di tipo congenito o acquisito, tra cui ricordiamo la più frequente:
Il torcicollo congenito miogeno è una malformazione caratterizzata dalla retrazione del muscolo sterno-cleido-mastoideo su un solo lato, ne consegue che il capo mantiene una posizione di inclinazione laterale dal lato colpito e di rotazione dal lato opposto.


· Ernia o protrusione del disco.
L’ernia è una fuoriuscita del Nucleo polposo oltre l’Anulus fibroso; si definisce dura se la vertebra ha un estroflessione (osteofita) che contribuisce a comprimere il midollo, invece il tipo più frequente è quella molle in cui è interessato solo il disco intervertebrale.
Una protrusione del nucelo polposo che preme sul midollo o sulle radici dei nervi spinali è considerata causa di lombalgia, anche se la maggior parte dei soggetti a cui è stata riscontrata un ernia del disco, non lamenta mal di schiena o lombosciatalgia.
Dal rachide cervicale partono i nervi spniali del plesso brachiale che innervano l’arto superiore fino alle dita.
Il dolore causato dalla compressione della radice spinale si avverte a livello del braccio, della spalla e della parte superiore della scapola.
La discopatia cervicale colpisce maggiormente i dischi C5-C6 e C6-C7.
Il dolore può essere molto forte, in certi casi sono presenti altri sintomi come formicolio e debolezza muscolare.
Non bisogna confondere l’ernia con la brachialgia, cioè l’infiammazione del plesso brachiale, anche se hanno gli stessi sintomi e spesso si presentano insieme.

Il trattamento per l'ernia del disco:
La fuoriuscita del disco intervertebrale non è temporanea, la parte erniata non rientra spontaneamente e generalmente neanche con le cure.
Il trattamento con esercizi Mc-Kenzie “spinge” l’Anulus verso la sua sede originaria e quindi contribuisce a ridurre la compressione della radice spniale.
In alternativa è indicato il trattamento con l’elettroterapia a scopo antalgico, in particolare con onde diadinamiche o interferenziali.
Chi presenta un ernia non avverte automaticamente dolore, questo invece può essere causato da una brachialgia che si cura con le terapie basate sul calore: tecar, laser CO2 e massaggio terapeutico.

· Artrite reumatoide
L'Artrite Reumatoide è una malattia infiammatoria cronica che colpisce le articolazioni, più frequentemente quelle degli arti.
Il rachide cervicale può essere interessato dal processo soprattutto nell’articolazione tra atlante e occipite.
L'esordio ed il decorso sono molto variabili, esistono forme acute che progrediscono in fretta oppure forme che avanzano lentamente.
Chiedi al Dr. Defilippo nel suo forum di fisioterapia se hai dei dubbi.

Il trattamento:
Il massaggio terapeutico o la manipolazione sono controindicati perché è una patologia di tipo acuto.
A causa del dolore, i pazienti tendono ad evitare i movimenti, questo provoca rigidità e rallentamento della circolazione Il trattamento che consiglio è un programma di esercizi a corpo libero per evitare che l’articolazione si irrigidisca a causa dell’immobilità.